sabato 1 aprile 2017

Verba volant (369): capello...


Capello, sost. m.

Bambole vestite da monaca furono i primi balocchi che le si diedero in mano; poi santini che rappresentavan monache; e que' regali eran sempre accompagnati con gran raccomandazioni di tenerli ben di conto.
Alessandro Manzoni racconta con spietata precisione la violenza psicologica subita dalla piccola Gertrude, a cui nessuno disse mai che sarebbe dovuta diventare una monaca, anche se avevano già deciso per lei, prima ancora che nascesse, che quello sarebbe stato il suo destino. La giovane Gertrude non ebbe il coraggio e la forza di ribellarsi a questo stato di cose, perché la sua famiglia non la considerava una persona, ma una cosa, di cui poter disporre, con la scusa - e la convinzione - che lo stavano facendo per il suo bene. E forse alla fine lei stessa si era convinta che fosse così.
Certamente anche i genitori della ragazza di 14 anni che vive a Borgo Panigale, alle porte di Bologna, sono convinti di agire per il suo bene, ma esprimono la stessa violenza, la stessa brama di possesso. Stavolta però qualcosa è cambiato. La nuova Gertrude ha sentito questa costrizione come inaccettabile e si è ribellata; e allora è stata punita più duramente, ma ha avuto comunque il coraggio di parlare e ha trovato - per fortuna, ma non sempre succede purtroppo - nella scuola e nei servizi sociali persone capaci di ascoltarla. Gertrude è stata tolta alla famiglia e comincerà ora un cammino difficile, in cui speriamo non sia lasciata sola.
Non siamo ipocriti: parliamo di questa vicenda soltanto perché la famiglia di Gertrude è di origine bengalese e di religione musulmana e perché il motivo del contendere è l'imposizione di portare il velo, obbligo a cui la ragazzina si sottraeva non appena usciva di casa. Ci interessa questa storia solo per esercitare il nostro senso di superiorità verso gli stranieri e per dire quanto sia negativa l'influenza della religione - e di quella religione in particolare - sulla nostra società. Se la famiglia fosse stata ebrea o cattolica non ci sarebbero stati i titoli in prima pagina, ma solo in cronaca; se fosse stata italiana non ne avremmo parlato per niente. Invece è giusto parlarne, perché la questione non riguarda la religione o l'accoglienza degli stranieri - come pure scioccamente si è fatto in queste ore - ma l'educazione dei nostri figli, e in particolare delle giovani donne. Forse qualcuna di voi che leggete queste riflessioni è stata rimproverata - o magari ha preso uno schiaffo, una volta non era così infrequente - per essersi truccata di nascosto appena uscita di casa, anche se sapevate che i vostri genitori non volevano. E forse, diventate madri, guardate ai profili social delle vostre figlie con lo stesso timore con cui i vostri genitori vi guardavano uscire.  
La famiglia di Gertrude non ha gli strumenti per educare quella giovane donna, ha paura del mondo - una paura spesso giustificata - ma non capisce che non è attraverso questa forma di violenza che può difendere quella ragazza, che dovrà comunque affrontare questo mondo, e lo affronterà tanto meglio quanto più i suoi genitori saranno riusciti a darle gli strumenti per farlo. In questa vicenda la vera sconfitta - vorrei dire la vera vittima - non è tanto Gertrude, che è una ragazza tenace, che a scuola ha buoni voti, che sa relazionarsi con i suoi coetanei, che ha coraggio - più coraggio di quanto ne abbiano avuto le due sorelle più grandi - ma la madre di Gertrude, che per paura del mondo, per paura di perdere il controllo sulla propria figlia, per incapacità di capire che il mondo è diverso da quello in cui lei è cresciuta, non ha trovato altro modo che quello di tagliarle i capelli. Non so se sia troppo tardi per cercare di aiutare la madre, per cercare di educarla; forse sì, forse il modo in cui si è sviluppata questa storia renderà più difficile tornare indietro, forse il fatto stesso che in tanti ne parliamo - spesso a sproposito, mettendo in mezzo cose che non c'entrano, come la sua religione - non ci permetterà di aiutare come dovremmo la madre di Gertrude, però io credo sarebbe adesso la cosa più urgente.
La speranza è che Gertrude sia una madre migliore di quella che ha avuto lei: questo dipende molto da lei, dalla sua intelligenza e dalla sua forza. Ma un po' dipende anche da noi, perché non possiamo tirarci del tutto fuori da questa storia. Se la madre di Gertrude è così, si comporta così, è anche perché il mondo là fuori fa decisamente schifo, è sessista, misogino, pieno di violenza verso le donne, e di questo ciascuno di noi porta una parte di responsabilità. Rendere il mondo un posto un po' più sicuro dove Gertrude possa crescere è anche compito nostro.

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