giovedì 23 marzo 2017

Verba volant (365): vizio...


Vizio, sost. m.

Ho trovato stucchevoli e ipocrite le sdegnate reazioni patriottarde alla frase di Jeroen Dijsselbloem sull'Europa del sud che "spende tutti i soldi per alcol e donne e poi chiede aiuto". Non ha poi tutti i torti il ciarliero politico olandese; anche se non voleva avere ragione, anche se voleva solo offendere, per farsi un po' di pubblicità tra i suoi concittadini, che evidentemente hanno di noi questa pessima opinione. Si tratta naturalmente di una frase da campagna elettorale - volgare come spesso succede in occasioni del genere - peraltro pronunciata fuori tempo massimo, perché nei Paesi bassi le elezioni ci sono appena state e il partito di Dijsselbloem le ha perse in maniera molto netta. La frase del presidente dell'Eurogruppo, oltre a essere arrivata tardi, è volutamente ambigua, perché perfino lui sa che i governi dell'Europa del sud - ossia quelli che chiederebbero gli aiuti che lui ha il compito di negare - non sperperano i soldi pubblici in simili vizi, semmai traggono lauti guadagni da questi vizi pubblici dei loro cittadini. Dijsselbloem però ha un po' di ragione, perché i poveri - specialmente i maschi poveri - spendono il poco che hanno in alcol, tabacco, gioco e prostituzione, sperperano di più in proporzione rispetto a chi è ricco, e siccome nei paesi dell'Europa del sud c'è maggior povertà queste spese incidono in maniera maggiore. Il buon Jeroen ha dimenticato però che succede lo stesso anche nella "virtuosa" Europa del nord. Il problema non l'Europa del sud o del nord, ma quella dei poveri. I cittadini europei non sono diversi perché nati a Napoli o ad Anversa, ma perché alcuni, pochissimi, sono ricchi e altri, moltissimi, poveri.
Ci sono naturalmente degli studi e delle statistiche, ma credo sia sufficiente che andiate un po' in giro per rendervi conto di quello che dice Dijsselbloem. Andate a fare la spesa al Lidl invece che da Eatitaly e vedrete che disponibilità di alcolici e superalcolici c'è sugli scaffali di quella catena di supermercati e osservate chi riempie i carrelli di bottiglie, spesso di poco prezzo: da sempre ubriacarsi è un vizio da poveri. Andate nei bar della periferia e osservate le persone che stanno tutti i giorni, tutto il giorno, attaccati alle slot: sono spesso anziani, spesso persone deboli, spesso emarginati, spesso gli stessi che ritroviamo in fila davanti agli sportelli dei servizi sociali. Ho già citato questo studio, ma giova ripeterlo: nei paesi africani in cui anche le donne possiedono dei piccoli appezzamenti di terra, quando i raccolti delle donne vanno meglio crescono le spese per il cibo, mentre quando sono gli uomini a guadagnare di più crescono quelle per alcol e tabacco. In Grecia si sono resi conto che la crisi era arrivata davvero perché, a differenza degli anni precedenti in cui la povertà comunque cresceva, ma senza gettare nella fame quel popolo, stavano diminuendo anche le spese per il gioco.
L'ipocrisia di Dijsselbloem e di quelli che l'hanno criticato sta nel fatto che tutte le loro azioni sono finalizzate a far crescere la povertà. Nel nostro paese lo stato si finanzia con la vendita dell'alcol e del tabacco e soprattutto con il gioco d'azzardo; il governo italiano agisce come un estorsore, spesso in società con la criminalità organizzata, per far crescere il gioco proprio nelle zone più povere e degradate delle nostre città e quindi ha interesse che le periferie rimangano tali, ha interesse che i poveri continuino a sperperare i loro pochi soldi, perché su questo si alimenta. Solo sulla prostituzione il governo non interviene, perché la chiesa non vuole, e i "bravi" cattolici possono andare a puttane, tanto dopo c'è il perdono, ma non possono guadagnarci. 
Dijsselbloem e quelli come lui che l'hanno criticato - anch'essi con un occhio ai sondaggi delle campagne elettorali - sono impegnati ogni giorno a costruire una società maschilista e povera: almeno abbiate la decenza di non far finta di indignarvi.      

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