martedì 11 agosto 2015

Verba volant (206): fame...

Fame, sost. f.

Scena: la piccola sala colazione di un piccolo albergo italiano, sul lago Maggiore. Umile, ma onesta, come avrebbe detto Massimo Troisi. Per alcuni giorni gli ospiti dell'albergo - e quindi della sala colazione - sono quasi tutti stranieri e questo spiega il consumo mattutino di salumi, formaggi e uova sode. L'unica famiglia italiana, pur concedendosi il lusso di eccedere un po' rispetto alla normale colazione casalinga, si limita alle offerte dolci del ricco buffet e osserva stupita questo uso, che ci pare - nonostante tutto - barbarico dei clienti di altri paesi. Peraltro la preponderante presenza di stranieri spiega - anche se non giustifica, ai nostri palati italici - il fatto che il caffè sia così così: loro non se ne accorgono. La sala colazione, anche se quasi piena e occupata da diverse famiglie con bambini, è comunque silenziosa e conosciamo le nostre rispettive nazionalità solo dal saluto con cui ci siamo augurati il buongiorno o da un rimprovero a voce un po' più alta rivolto a un bambino vivace; peraltro le sgridate suonano praticamente uguali, da una lingua all'altra.
L'ultimo giorno - il nostro ultimo giorno di vacanza - la proporzione si inverte e gli italiani diventano maggioranza. Di colpo cambia la scena, ma soprattutto l'audio della sala colazione: dopo pochi minuti sappiamo con precisione come ciascuno dei nostri "colleghi" ha dormito la notte precedente, sappiamo cosa faranno nel corso della giornata e sappiamo anche cosa hanno detto i parenti rimasti a casa. Colpisce che, nonostante siano italiani come noi e quindi immaginiamo abituati alla coppia cappuccino e brioche, diminuisca rapidamente il numero di fette di salume e di formaggio sui vassoi del buffet, più rapidamente di quando c'era una maggioranza di tedeschi. Dopo che uno dei nuovi avventori ha chiesto - rumorosamente come al solito - al cameriere un'ulteriore dotazione di tovaglioli di carta, capiamo: sui loro tavoli sono allineati, regolarmente incartati, i panini - due a testa - che si sono nel frattempo preparati e che vengono riposti nello zainetto, che uno di loro ha pronto per la bisogna.
Occorre precisare che non ci trovavamo in una landa desolata, in cui sarebbe stato impossibile procurarsi un qualsivoglia genere di sostentamento, ma in una rinomata località di villeggiatura dove sono si possono trovare - senza sforzo - ristoranti, bar, pizzerie, focaccerie, gelaterie, insomma ogni sorta di locale dove la fame può essere domata, naturalmente dietro l'esborso di una cifra in denaro. Supponiamo anche che non si tratti di una fame atavica, come quella di Totò in Miseria e nobiltà. I nostri rumorosi connazionali si possono evidentemente permettere di andare in vacanza e di fare i tre regolari pasti al giorno. Non li abbiamo seguiti durante la giornata, ma - vedendo in azione altri esemplari di quella specie - siamo certi che abbiamo mangiato, prima, dopo e durante il pranzo al sacco gentilmente "offerto" dall'albergo, delle cose comprate lungo la strada. La figlia dei connazionali rumorosi è un'adolescente, pensiamo particolarmente attenta a quello che mangia - per evidenti ragioni di look - e forse i suoi due panini, preparati dalla mamma con le provviste dell'albergo, neppure li mangerà e magari saranno gettati; anche questo può essere facilmente verificato osservando un gruppo di persone in vacanza.
Naturalmente non voglio trarre da questo piccolo episodio una morale: so bene che ci sono tedeschi rumorosi - e forse anche qualcuno di loro che si prepara i "panini di scorta" approfittando del buffet dell'albergo - e italiani che sembrano svizzeri, Però qualcosa vorrà. Farsi i panini per il pranzo al buffet della colazione è il segno di una mancanza di rispetto per quelli che vengono a mangiare dopo di te, di una furbizia da quattro soldi, di un'incapacità di rispettare le comuni regole del vivere civile che sono preponderanti nel nostro paese, che sono ormai le nostre caratteristiche dominanti. A tutti i livelli e in tutte le circostanze. Beati gli ultimi, se i primi sono onesti, dice un conosciuto adagio del nostro paese e per questo noi italiani, conoscendoci, cerchiamo sempre di arrivare per primi al buffet.

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