domenica 12 aprile 2015

"Noi insegniamo la vita, signore" di Rafeef Ziadah


Oggi, il mio corpo era un massacro in tv.
Oggi, il mio corpo era un massacro in tv che doveva stare dentro frasi ad effetto e limiti di parole.
Oggi, il mio corpo era un massacro in tv che doveva stare dentro frasi ad effetto e limiti di parole,
colme a sufficienza di statistiche per replicare con risposte non sproporzionate.
E ho perfezionato il mio inglese e ho imparato le risoluzioni Onu.
Eppure, lui mi ha chiesto: "Signora Ziadah, non pensa che tutto si aggiusterebbe se solo voi la smetteste di insegnare tanto odio ai vostri figli?".
Pausa.
Cerco dentro di me la forza di essere paziente.
Ma la pazienza non è sulla punta della mia lingua mentre le bombe cadono su Gaza.
La pazienza mi ha appena abbandonata.
Pausa.
Sorriso.
Noi insegniamo la vita, signore.
Rafeef, ricorda di sorridere.
Pausa.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi palestinesi insegniamo la vita, dopo che loro ci hanno occupato anche l’ultimo cielo.
Noi insegniamo la vita, dopo che loro hanno costruito le loro colonie, i loro muri di separazione, dopo gli ultimi cieli.
Noi insegniamo la vita, signore.
Ma oggi, il mio corpo era un massacro in tv che doveva stare dentro frasi ad effetto e limiti di parole.
E "Ci dia una storia, una storia umana.
Vede, questa non è politica.
Vogliamo solo raccontare alla gente di lei e del suo popolo, ci dia una storia umana.
Non nomini le parole apartheid e occupazione.
Questa non è politica.
Lei deve aiutarmi come giornalista ad aiutarla a raccontare la sua storia, che non è una storia politica."
Oggi, il mio corpo era un massacro in tv che doveva stare dentro frasi ad effetto e limiti di parole.
"Che ne dice di raccontarci la storia di una donna di Gaza che ha bisogno di farmaci?
Che mi dice di lei?
Ha abbastanza ossa rotte da coprire il sole?
Mi parli dei vostri morti e mi dia la lista dei nomi in non più di 1200 parole."
Oggi, il mio corpo era un massacro in tv che doveva stare dentro frasi ad effetto e limiti di parole e commuovere quelli insensibili al sangue del terrorismo.
Però loro erano dispiaciuti.
Erano dispiaciuti per le bestie di Gaza.
Così gli fornisco le risoluzioni Onu e le statistiche
e condanniamo
e deploriamo
e rifiutiamo.
E queste non sono due parti uguali: occupanti e occupati.
E cento morti,
duecento morti,
e mille morti.
E in mezzo crimini di guerra e massacri.
Dò libero sfogo alle parole e a un sorriso "non esotico",
a un sorriso "non terrorista".
E riconto, riconto cento morti, duecento morti, mille morti.
C’è qualcuno là fuori?
Qualcuno ascolterà mai?
Vorrei piangere sui loro corpi.
Vorrei solo correre a piedi nudi in ogni campo profughi
e abbracciare ogni bambino,
coprire loro le orecchie
in modo che non debbano sentire il suono dei bombardamenti
per il resto della vita, come accade a me.
Oggi, il mio corpo era un massacro in tv.
E lasciatemi dire,
non c’è nulla che le risoluzioni ONU abbiano mai fatto per questo.
E nessuna frase ad effetto, nessuna frase ad effetto mi viene in mente,
non importa quanto sia buono il mio inglese.
Nessuna frase ad effetto, nessuna frase ad effetto, nessuna frase ad effetto,
nessuna frase ad effetto li riporterà in vita.
Nessuna frase ad effetto sistemerà le cose.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi insegniamo la vita, signore.
Noi palestinesi ci svegliamo ogni mattina per insegnare la vita al resto del mondo, signore.

ascoltiamo questa poesia dalla voce di Rafeef Ziadah

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