sabato 30 marzo 2013

Considerazioni libere (352): a proposito di una pausa di quindici giorni...

Pazienza, amici e compagni, ci vuole pazienza. Sopportiamo dal 16 novembre 2011 questo governo indecente - per tacere di quello che l'ha preceduto - e non saranno certamente questi ulteriori quindici giorni - che ci vengono imposti dall'ostinazione senile del quasi ex-presidente della Repubblica - a provocare o ad aggravare la crisi dell'Italia. Oggi è successa una cosa importante e quindi anticipo di un giorno - anche per santificare in maniera consona le feste pasquali - la riflessione che, da quando ci sono state le elezioni, scrivo regolarmente ogni domenica.
Giovedì scorso Napolitano, continuando a interpretare in maniera quantomeno disinvolta il proprio ruolo istituzionale, ha detto di no - senza un valido motivo - alla legittima richiesta di Bersani di presentare in parlamento un programma e una squadra di governo. Probabilmente il tentativo di Bersani sarebbe stato fallimentare, ma avrebbe chiarito in maniera ancora più netta le responsabilità delle diverse forze politiche in questa nuova crisi. Napolitano ha sperato di riuscire nuovamente a ripetere il "miracolo" del novembre 2011, ma troppa acqua è passata sotto i ponti, troppe cose sono cambiate e soprattutto quel "miracolo" è stato pesantemente bocciato dagli elettori. Oggi, seppur con colpevole ritardo, Napolitano si è ritirato dall'agone politico, inventandosi il bizantinismo delle due commissioni di saggi. Teniamoci dunque Monti ancora per qualche settimana: non farà più danni di quelli che ha già fatto. E speriamo che questo parlamento riesca ad eleggere un Presidente della Repubblica che ci possa stupire. Bersani ha dimostrato di saperlo fare per l'elezione dei presidenti della Camera e del Senato: facciamolo lavorare, dunque, dal momento che - se una parte del Pd non si mette di traverso - ha i numeri per farlo, senza tener conto di quello che dicono B. e i suoi servi sciocchi. Poi, eletto il nuovo Presidente, si vedrà cosa fare: in casi come questi bisogna saper andare avanti alla giornata o alla mezza giornata. Se questi ulteriori quindici giorni e l'elezione di un "sorprendente" Presidente della Repubblica avranno fatto riflettere qualcuno che in questi giorni ha esercitato poco questa virtù, forse si potrebbe perfino far cominciare davvero questa anomala legislatura, altrimenti si potrà tornare serenamente a votare. 
Questo è il punto su cui oggi vorrei soffermarmi. Sinceramente non capisco l'isterismo che coglie tutti i "benpensanti" - che sono in malafede - ma anche molti amici e compagni del centrosinistra - che invece sono certamente in buonafede - all'idea di nuove, immediate, elezioni politiche, anche nel mese di giugno. Anche sfruttando questa "paura" delle elezioni, Napolitano e i suoi sodali europei sono riusciti nel novembre del 2011 a imporci il governo Monti. Per inciso Draghi e le autorità finanziarie internazionali pare che abbiano un particolare timore di questo per loro inusuale strumento democratico, dal momento che nel giro di una notte costrinsero il premier greco Papandreu a dimettersi, soltanto perché aveva proposto di far votare ai greci un referendum sulle politiche europee "a favore" del loro paese. Giova ripetere a lorsignori e anche a tutti noi che le elezioni in un sistema democratico non sono un elemento patologico, ma un fatto normale, anzi ne costituiscono il momento essenziale, visto che sono il modo in cui i cittadini esprimono il proprio giudizio politico e le proprie idee.
I cittadini italiani, noi insomma, con le elezioni di fine di febbraio abbiamo detto la nostra e il risultato è stato molto chiaro: i due principali partiti che hanno caratterizzato il bipolarismo italiano hanno perso rispettivamente tre e sei milioni di voti, mentre un nuovo partito è nato - quintuplicando i propri voti - con un risultato sorprendente e inatteso per gli esponenti di quello stesso partito. E allo stesso tempo, non per caso è nato morto il partito del rigore europeo, sostenuto da Monti e da Napolitano. Quindi, al netto del quarto di italiani che ha deciso di non andare a votare, gli elettori si sono divisi in maniera piuttosto uniforme in tre schieramenti: centrosinistra, centrodestra e Movimento Cinque stelle. Secondo un mito diffuso la causa di questa frammentazione tripolare sarebbe la legge elettorale escogitata da quel fine costituzionalista di Calderoli. Naturalmente non è così. La legge elettorale non determina mai il quadro politico, ma lo fotografa, più o meno fedelmente. Di fronte a questa situazione politica, a questa divisione che c'è nel paese, non è detto che un sistema elettorale diverso, ad esempio il doppio turno di collegio - quello che personalmente preferisco - avrebbe disegnato un parlamento con una maggioranza certa; anzi ci sono alcuni studi che dicono che il parlamento sarebbe probabilmente frammentato allo stesso modo. Quindi la necessità di cambiare la legge elettorale - che pure andrà cambiata - adesso viene usata come un alibi per chi ha paura di tornare a votare e come scusa da chi non vorrebbe mai farci votare.
Gli isterici - sia quelli in malafede che quelli in buona fede - dicono che votare a giugno sarebbe inutile, perché non ci sarebbero sostanziali novità, e aggiungono che quindi non vale la pena di perdere altro tempo e altro denaro per organizzare nuove elezioni. Fatto salvo che la democrazia ha dei costi e che non possono essere considerati sprecati i soldi spesi per le elezioni, probabilmente hanno ragione loro e le elezioni di giugno ci consegnerebbero un parlamento altrettanto diviso di quello nato con le elezioni di febbraio, ma forse si potrebbe anche determinare una situazione diversa. Credo bisognerebbe avere più fiducia nell'intelligenza dei cittadini. In queste settimane qualcosa è successo e credo che le cose dette e fatte - e quelle non dette e non fatte - avrebbero un peso nelle prossime elezioni. Ad esempio io credo che una parte degli elettori del Movimento Cinque stelle siano rimasti delusi dal fatto che i loro rappresentanti quando ne hanno avuto la concreta possibilità abbiano rinunciato a far sentire il peso dei loro voti. Tra chi ha gioito per l'elezione di Boldrini e di Grasso, tra chi ha riconosciuto nei loro discorsi un'aria nuova, pulita, ci sono stati molti elettori del Movimento Cinque stelle; pensate cosa succederebbe se fosse candidato al Quirinale un nome di quel genere lì? Sto facendo un ragionamento astratto? Probabilmente sì, ma francamente mi sembra più astratto quello di chi dice che nulla cambierebbe. Guardate, dal mio punto di vista potrebbero perfino esserci dei rischi. L'inesorabile declino di Monti potrebbe favorire il centrodestra. Oppure nei prossimi giorni potrebbe implodere il Pd; ad esempio se, con un colpo di mano o con affrettate primarie, Renzi sostituisse Bersani a capo della coalizione di centrosinistra, io smetterei di votare Pd. Io sono uno e probabilmente il mio voto non sarà così decisivo per le sorti di questo paese, ma forse da questa parte dello schieramento qualcosa è destinato a cambiare. Comunque vada, è la democrazia, baby.
Lo dico ora per allora. Quando ci sarà un nuovo Presidente della Repubblica la possibilità di tornare immediatamente a votare non sarà un esito scontato. Tutt'altro: si scatenerà contro questa eventualità l'inferno; le agenzie di rating faranno scendere il giudizio sul debito a "triplaZ", Draghi farà volare lo spread, svendendo i nostri titoli di stato, i giornali dedicheranno ogni loro singolo editoriale a raccontare la crisi. Il Pd può e potrà legittimamente dire di avere già dimostrato senso di responsabilità, tentando tutte le strade possibili per la formazione di un nuovo governo. Tutte tranne una: la riedizione di quella che ci siamo abituati a chiamare "strana maggioraanza", travestita da grossekoalition politica o da governo tecnico. E non può ripetere questa esperienza per due solidissime ragioni: primo, il governo Monti è stato fallimentare e, secondo, è stato bocciato dagli elettori. A questo punto occorrerà chiedere ai cittadini di giudicare le scelte compiute e quelle da compiere. Bisognerà mettere sul piatto la parola d'ordine che Bersani ha ripetuto allo sfinimento in questi giorni, ossia che "responsabilità è cambiamento" e chiedere agli elettori del Movimento Cinque stelle cosa vogliono fare: se continuare a sostenere un movimento che rinuncia alle proprie responsabilità di governo o se immaginare che i loro voti possano essere determinanti per questo cambiamento. Ad ogni modo la soluzione vera per uscire da questa crisi politica è aumentare gli spazi della democrazia, non diminuirli.

venerdì 29 marzo 2013

Considerazioni libere (351): ancora a proposito del mio voto...

Ieri sera, ho scritto - un'altra volta - a Bersani.

Caro Bersani,
ti ho scritto in campagna elettorale per spiegarti perché, nonostante le tante cose che ci dividono, ho deciso di votare per te e per il Pd. Francamente dopo quello che è successo in questi giorni sono ancora più convinto di aver fatto bene, perché tu hai saputo dimostrare senso di responsabilità e senso delle istituzioni. Purtroppo una tale responsabilità non ho letto in chi questa responsabilità dovrebbe averla per l'alta carica che ricopre e in tanti del Pd, che hanno vissuto questi momenti difficile, pensando già al dopo. Da compagno, permettimi di esprimerti la mia solidarietà umana, prima ancora che politica. La partita è ancora più difficile, ma non credo sia del tutto perduta. Spero che saprai resistere alle richieste di responsabilità "pelosa" che ti arriveranno da ogni parte, autorevolmente da chi siede ancora per qualche giorno al Quirinale, da tanti nel Pd, dalla solita compagnia cantante di quelli che hanno la ricetta giusta per ogni situazione. Io, se dovessi decidere io, non voterei mai la fiducia al "nuovo" governo - che puzza già di vecchio - eleggerei un Presidente della Repubblica, davvero garante delle istituzioni, e andrei a votare, con questa legge elettorale. Ogni altra soluzione sarebbe un pasticcio; anche la proposta di modificare la legge elettorale è un trucco, tanto si troverà sempre un'emergenza per non farci votare. Per fortuna non sarò io a decidere, ma sarai tu e spero lo farai con più calma e più ponderazione. Ti ripeto però quello che ti ho scritto l'altra volta: hai diritto ad usare anche il mio voto, ma fallo bene. E' importante per l'Italia.
Con stima e solidarietà

mercoledì 27 marzo 2013

Considerazioni libere (350): a proposito di errori...

Visto che il tema è tornato prepotentemente alla ribalta, provo anch'io a dare il mio contributo, di parte naturalmente.
Come credo sia ormai chiaro, il problema ora non è più sapere chi ha ucciso i due pescatori indiani. Sono stati i due militari italiani? Sono state altre persone imbarcate sulla Enrica Lexie? Sono stati altri uomini coinvolti in quel concitato conflitto a fuoco? Probabilmente a questo punto è impossibile stabilire una verità processuale. Umanamente, spero per loro che non siano stati Latorre e Girone: devono già sopportare una prova difficile e credo sarebbe ancora più difficile farlo con questo peso. Ma questo riguarda ovviamente loro e la loro coscienza. In molti si sono fatti un'idea precisa di questa vicenda, naturalmente senza averne nessuna conoscenza. Una grande maggioranza degli italiani li ha già assolti, mentre un'altra parta, tanto piccola quanto esarcerbata nei toni, li ha già condannati. Personalmente non ho una particolare simpatia per quelle due persone e non ho particolare rispetto per l'istituzione che essi rappresentano, ma non so cosa sia successo e sinceramente mi interessa anche poco. In qualche modo - e a mio avviso giustamente - il nostro paese si è già assunto la responsabilità dell'accaduto, riconoscendo un indennizzo economico alle famiglie dei pescatori uccisi. Naturalmente so che il denaro non può ripagare la vita delle persone - in questo come in qualunque altro caso di omicidio - ma questo è il criterio che gli uomini si sono dati, dopo che hanno fortunatamente abbandonato la legge del taglione. Riconosciuto questo diritto alle famiglie dei morti, lo stato italiano ha il diritto di riportare in Italia le persone che per suo conto hanno agito e ha il dovere, nelle forme e nei modi che valuterà, di giudicare se hanno operato correttamente.
Fatta questa premessa, questa vicenda è significativa da un punto di vista politico e purtroppo sintomatica della pessima condizione delle nostre istituzioni: e di questo voglio parlare. Il punto fondamentale - mai abbastanza ripetuto - è che i due militari italiani non dovevano a essere a bordo di quella nave. Perché i militari italiani devono scortare, a spese dello stato, convogli privati? Che interesse nazionale c'era per garantire la presenza di soldati italiani sulla Enrica Lexie? Nessuno, naturalmente. Questo è un punto fondamentale. Tutta questa vicenda è figlia di quell'errore madornale, i cui responsabili hanno nomi e cognomi - troppo noti per citarli ancora - e quindi chi adesso pretende di salvare la vita dei due marò, alzando la voce in maniera scomposta, dovrebbe avere almeno la decenza di stare zitto. Oltre al fatto che su quella nave non avrebbero neppure dovuto salirci, chi li ha mandati non ha nemmeno chiarito quali fossero esattamente i loro compiti e soprattutto non ha detto cosa fare in caso di incidenti.
Detto questo, purtroppo un incidente è avvenuto e ha provocato la morte dei due pescatori indiani, ed è stato commesso un altro errore, altrettanto madornale. A quel punto doveva essere trovata una soluzione immediata - ripeto immediata - per riportare in Italia i due militari. L'esercito di un paese più forte e più organizzato avrebbe probabilmente organizzato un'azione per recuperare direttamente dalla nave i due militari. Capisco che questo non sia alla portata né delle nostre forza armate né tantomeno dei nostri inefficaci, inefficienti e corrotti servizi segreti, ma forse qualche sistema più "italiano" poteva essere escogitato, pur nella concitazione del momento, magari dando un po' di soldi a qualche funzionario o militare indiano affinché chiudesse un occhio - o tutti e due - proprio durante il passaggio di Latorre e Girone. Oppure il governo italiano poteva immeditamente avviare una trattativa, ovviamente riservata, con quello indiano, promettendo qualcosa a quel paese in cambio della restituzione dei militari. Come si dice in campagna, "più la mescoli, più puzza", evidentemente questa saggezza contadina non è familiare agli "altissimi" funzionari della Farnesina e della Difesa, che hanno perso tempo, tempo prezioso. Probabilmente questi esperti, forti della lettura delle barzellette della "Settimana enigmistica", hanno immaginato che gli indiani siano tutti magri, con il turbante, impegnati a dormire su letti di chiodi o a incantare serpenti. Qualcuno, più preparato culturalmente, ha visto una puntata di Quark in cui hanno mostrato le mucche passeggiare per le vie delle città indiane e si è fatto l'idea che quel paese sia ancora sottosviluppato.
L'India invece è un grande paese, molto più importante e influente dell'Italia. C'è poi un problema che i nostri "esperti" hanno probabilmente sottovalutato. La leader del partito di governo in India è una donna che l'opposizione chiama in maniera spregiativa "l'italiana" e che proprio per essere nata in Piemonte non può diventare il primo ministro di quel paese, nonostante faccia parte della famiglia "regnante" in India. In una situazione simile, i nostri diplomatici e i nostri militari - che nel frattempo erano riusciti a "piazzare" a capo dei loro ministeri un ambasciatore e un ammiraglio - non hanno immaginato che la condizione dei due militari diventasse ogni giorno più grave, proprio in forza dell'essere italiani? Evidentemente no.
Poi c'è stato il colpo di genio di questi ultimi giorni. Sinceramente quando il governo Monti, alla fine del suo mandato, ha annunciato che i due militari non sarebbero tornati in India ho pensato che le diplomazione indiana e italiana avessero trovato finalmente un accordo. Naturalmente nessuno dei due governi, e specialmente quello di New Delhi, poteva ammetterlo, ma mi pareva potesse essere un modo onorevole per chiudere la vicenda. Dopo qualche settimana di polemiche, della sorte dei due marò non si sarebbe più parlato e tutto sarebbe andato a posto; l'accordo poteva interessare altre vicende poco chiare, in cui l'Italia è coinvolta in quel paese, come le tangenti Finmeccanica. Invece ho scoperto che sono più stupidi di quello che io, che non sono mai stato tenero con loro, credevo; il nostro governo ha fatto la furbata e dopo pochi giorni ha fatto la cosa peggiore che, a quel punto, potesse fare, ossia rimandare indietro Latorre e Girone, che a questo punto naturalmente il governo indiano non ci restituirà più. Mi dispiace molto per loro, ma adesso è impossibile che il governo di New Delhi ceda, ne andrebbe della loro reputazione e il partito del Congresso rischierebbe di perdere le prossime elezioni. Non credo proprio che Sonia Gandhi a questo punto rinuncerà a vincere le elezioni, per fare un favore a quelle "belle ghigne" di Napolitano e di Monti.
Non commento la sceneggiata di ieri di Terzi di Sant'Agata in parlamento, con cui l'ormai ex-diplomatico si è assicurato un posto da senatore nella ormai prossima legislatura, tra i pagliacci del Pdl. E' la fine farsesca e indegna di un governo nato in maniera illegittima e che ha dimostrato un'incapacità unica, a dispetto della presunzione dei suoi componenti. Il governo dei tecnici è indecente come il governo che l'ha preceduto, ma almeno quello era stato votato da una parte degli italiani. Anche per questo abbiamo bisogno di un governo diverso, che speriamo riesca a riportare in Italia, tra qualche anno, Latorre e Girone.

domenica 24 marzo 2013

dall'omelia di mons. Oscar Romero del 9 settembre 1979


È inconcepibile che qualcuno si dica cristiano e non assuma, come Cristo, un'opzione preferenziale per i poveri. È uno scandalo che i cristiani di oggi critichino la Chiesa perché pensa "in favore" dei poveri. Questo non è cristianesimo! Molti, carissimi fratelli, credono che quando la Chiesa dice "in favore dei poveri", stia diventando comunista, stia facendo politica, sia opportunista. Non è così, perché questa è stata la dottrina di sempre. La lettura di oggi non è stata scritta nel 1979. San Giacomo scrisse venti secoli fa. Quel che succede, invece, è che noi, cristiani di oggi, ci siamo dimenticati di quali siano le letture chiamate a sostenere e indirizzare la vita dei cristiani. A tutti diciamo: "Prendiamo sul serio la causa dei poveri, come se fosse la nostra stessa causa, o ancor più, come in effetti poi è, la causa stessa di Gesù Cristo".

Considerazioni libere (349): a proposito di un tentativo che spero abbia successo...

Torno sul tema della rappresentanza. Tra le cose successe in queste settimane  - e di cui non si è quasi parlato - c'è la sparizione dell'Italia dei valori. Personalmente non faccio un dramma per la fine di questo partito, sostanzialmente inutile, e per l'assenza dai teleschermi del suo folkloristico leader. Anzi credo sia un dato positivo: l'Italia dei valori era un partito che solo per l'opportunismo del suo fondatore, uomo culturalmente di destra, si era ritrovato nel centrosinistra, finendo perfino a rappresentarne l'ala più estrema. Di Pietro con la sinistra non c'entra nulla, quasi quanto non ha rapporti con la grammatica italiana. Comunque, al di là di questo giudizio - che ammetto possa essere giudicato lievemente settario - la fine di questo partito, che è arrivato a sfiorare l'8%, permette di fare qualche riflessione interessante. Questo partito oggi inesistente esprime i sindaci delle due città più grandi del Mezzogiorno, una pattuglia di eurodeputati, alcuni assessori regionali, numerosi assessori provinciali e comunali, un buon numero di consiglieri. Ora, al di là delle figure di Orlando e De Magistris - che fanno storia a sé e si inquadrano nelle peculiari vicende politiche delle loro città - tutti gli altri chi rappresentano? Nessuno, naturalmente. Rappresentano se stessi, a volte sono bravi e onesti amministratori, a volte no. Non è un caso che i gruppi di quel partito abbiano contato negli anni passati il maggior numero di voltagabbana, dal più costoso De Gregorio ai più economici Razzi e Scilipoti. Il problema è che gli eletti di quel partito non rappresentavano nessuno neppure quando il loro partito esisteva. Certo c'erano gli elettori, a volte anche in misura consistente, ma non c'era quella che una volta avremmo chiamato una "base". Nel suo piccolo Rifondazione comunista quella base continua ad averla e Ferrero quando parla sa che rappresenta quelle persone lì, sparse in giro per l'Italia, che tengono aperte, con fatica, le sparute sezioni, si incontrano, parlano di politica, hanno delle idee e cercano di tenerle vive. Nell'Italia dei valori questa cosa non c'è mai stata e probabilmente non poteva neppure esserci, visto il modo estemporaneo in cui era nato quel partito. Ho preso questo esempio perché particolarmente eclatante, ma un discorso analogo può essere fatto per molti altri partiti o ex-partiti italiani. Qualcuno si ricorda ancora come si chiamavano i partiti, fondati tra rulli di tamburi e squilli di tromba, solo poco tempo fa da Rutelli e da Fini? Se lo ricordate siete malati o siete Rutelli e Fini.    
Questo tema della rappresentanza è particolarmente importante oggi perché un partito così è diventato, dall'oggi al domani, il secondo partito italiano e la sua forza parlamentare è tale da essere determinante per la formazione del prossimo governo e probabilmente per il proseguimento di questa legislatura appena nata. In sostanza se Di Pietro non rappresentava nessuno potevamo anche fregarcene, ma abbiamo bisogno di capire quali sono le persone che rappresenta Grillo. Sono convinto che Grillo per primo non lo sappia e questa è la cosa più grave di tutte. In questi giorni leggo in rete e sui giornali dei giudizi ingenerosi sui neodeputati e neosenatori del Mivimento Cinque stelle: quelli che "ci capiscono" li accusano di essere troppi giovani, troppo inesperti, perfino di non sapere come si mettono le posate sul tavolo. E' naturale che sia così, sono appena arrivati. Questo è un argomento che non regge: per altro se siamo ridotti con le pezze al culo è proprio per precisa responsabilità di quelli che "ci capiscono", di quelli che sanno mettere a posto le posate. Mi rendo conto che il paragone può sembrare irrispettoso: ma quanti Costituenti avevano già fatto parte della Camera prima che questa fosse sciolta dal regime fascista? Pochissimi e per ovvie ragioni. I Costituenti erano tutti "nuovi" eppure seppero scrivere la nostra Costituzione, giustamente ricordata come una delle più belle del mondo. Il problema quindi non è l'inesperienza, ma l'incapacità di rappresentare coloro che li hanno eletti. Naturalmente i Costituenti sapevano benissimo chi rappresentavano.
C'è poi un'altra critica che davvero è irricevibile; sempre quelli che "ci capiscono" deplorano il fatto che gli eletti del Movimento Cinque stelle abbiano dichiarato di volersi attenere scrupolosamente a quanto deciso a maggioranza dal loro gruppo, anche quando non sono d'accordo. Li critichiamo perché non fanno come Razzi e Scilipoti? Diamo loro proprio un bel modello. Ricordo peraltro che giustamente Bersani ha voluto inserire nella Carta d'intenti della coalizione di centrosinistra - è quella cosa che voi che siete andati alle primarie avete firmato, senza leggerla - questo impegno preciso: i deputati e i senatori devono "vincolare la risoluzione di controversie relative a singoli atti o provvedimenti rilevanti a una votazione a maggioranza qualificata dei gruppi parlamentari convocati in seduta congiunta". Ricordate Turigliatto e tutto quello che gli abbiamo detto, in modo non sempre pacato, qualche tempo fa?
Ora, sgombrato il campo da queste sciocchezze, deputati e senatori del Movimento Cinque stelle sono stati eletti con un mandato preciso: non sostenere mai un governo formato dai "vecchi" partiti e, caso mai, votare a favore di quei provvedimenti che fossero anche nel loro programma. Prima del voto, i più ottimisti di voi pensavano che avrebbe vinto Bersani e che sarebbe nato un governo Pd, io - che mi colloco ovviamente tra i pessimisti - pensavo che sarebbe nato un governo Monti-Bersani, sostanzialmente la prosecuzione del governo Napolitano-Monti, temperato dalla clemenza dello "smacchiatore di giaguari". Nessuno che legge questo blog pensava che vincesse il centrodestra, anche perché immagino che nessuno di loro lo legga, e la cosa naturalmente mi fa piacere. Questa opzione "pessimistica" era peraltro quella autorevolmente sostenuta dal presidente Napolitano, persona che non stimo, ma che indubbiamente di politica ne capisce assai. Figurarsi se Grillo o Casaleggio - che di politica ne capiscono assai meno - potevano immaginare un altro scenario.
Però ci siamo sbagliati tutti ed è successo quello che nessuno aveva previsto. E qui purtroppo si vedono i limiti del Movimento Cinque stelle, che non sa più come comportarsi e ripete a pappagallo gli slogan preparati prima. E questo è essenzialmente un problema di rappresentanza. Bersani ha capito di avere perso le elezioni, ma è riuscito anche ad ascoltare quello che dice - seppur confusamente, magari in maniera rozza - la sua base e soprattutto quello che dice una parte responsabile del paese, anche da sinistra, ad esempio la Cgil; Bersani questi canali li ha, non per merito suo, ma perché un partito è fatto così, anche un partito un po' "sgarrupato" come il Pd e che era nato con l'obiettivo di essere "leggero". Questi canali li ha anche B., naturalmente con la "sua" Italia, l'Italia peggiore, quella che lui rappresenta perfettamente. Anche Napolitano ha capito di aver perso le elezioni, la cosa ovviamente gli rode, anche perché aveva già venduto la pelle dell'orso e aveva promesso a Draghi e all'Europa che avrebbe lasciato un "nuovo" governo Monti; e anche lui sente cosa gli dicono i "suoi" elettori. Quello che proprio non riesce ad attivare questo canale di comunicazione mi pare sia Grillo, che infatti ha deciso di non cambiare strategia, nonostante tutto sia cambiato e tutti gli altri lo abbiano fatto. Lo dico senza polemica, non basta la rete per capire quello che succede nel paese; la rete serve - e infatti i partiti che non sanno muoversi dentro di essa rinuniciano a capire una parte di italiani - ma non è esaustiva.
Forse pensa che facendo così, ci guadagnerà ancora al prossimo giro. Naturalmente mi posso sbagliare, ma credo di no; anzi temo di no. A me sinceramente dispiace se alle prossime elezioni il Movimento Cinque stelle diminuirà in maniera consistente il proprio elettorato. Penso che questa occasione ci sia offerta adesso e solo adesso: negli ultimi vent'anni - ossia da quando è cominciata questa lugubre era berlusconiana - le forze del rinnovamento, delle riforme, non hanno mai avuto una tale forza elettorale e parlamentare. Gettarla al vento è un peccato mortale, anche perché una condizione del genere non si ripeterà. Una parte di quell'elettorato, se si renderà conto che neppure il Movimento Cinque stelle, è in grado - e soprattutto ha la volontà - di cambiare in maniera radicale questo paese, si chiuderà di nuovo in se stessa, tornerà nell'astensione o, peggio, darà il proprio voto a nuovi, e stavolta più pericolosi, demagoghi. E questa è un'occasione importante, anche per il Pd, che ha finalmente la possibilità di dimostrare che, almeno in una sua parte, ha ancora voglia di radicalità. Per questo, in questi giorni di passione, abbiamo bisogno di sperare che il tentativo di Bersani vada in porto.

I martiri delle Fosse ardeatine. 24 marzo 1944

  1. Agnini Ferdinando - Studente di medicina (Pci).
  2. Albanese Teodato - Avvocato (Unione Democratica Nazionale).
  3. Albertelli Pilo - Professore di filosofia; partigiano combattente (Partito d'Azione) - Medaglia d'oro al valor militare.
  4. Amoretti Ivanoe - Sottotenente in servizio permanente effettivo; partigiano.
  5. Angelai Aldo - Macellaio (Psiup).
  6. Angeli Virgilio - Pittore.
  7. Angelini Paolo - Autista (Pci).
  8. Angelucci Giovanni - Macellaio (Bandiera Rossa Roma).
  9. Annarumi Bruno - Stagnino (Partito d'Azione).
  10. Anticoli Lazzaro - Venditore ambulante; pugile.
  11. Artale Vito - Tenente Generale d'artiglieria (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  12. Astrologo Cesare - Lucidatore.
  13. Aversa Raffaele - Capitano dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  14. Avolio Carlo - Impiegato S.A.I.B. (Partito d'Azione).
  15. Ayroldi Antonio - Maggiore del Regio Esercito (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'argento al valor militare.
  16. Azzarita Manfredi - Capitano di cavalleria (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  17. Baglivo Ugo - Avvocato (Partito d'Azione).
  18. Ballina Giovanni - Contadino (CLN).
  19. Banzi Aldo - Geometra (Bandiera Rossa Roma).
  20. Barbieri Silvio - Architetto (Pci).
  21. Benati Nino - Banchista (Bandiera Rossa Roma).
  22. Bendicenti Donato - Avvocato; partigiano combattente (Pci) - Medaglia d'argento al valor militare.
  23. Berardi Lallo - Manovale.
  24. Bernabei Elio - Ingegnere delle Ferrovie dello Stato (Partito d'Azione).
  25. Bernardini Secondo - Commerciante (Democrazia Cristiana).
  26. Bernardini Tito - Magazziniere (Pci).
  27. Berolsheimer Aldo - Commesso.
  28. Blumstein Giorgio Leone - Banchiere.
  29. Bolgia Michele - Ferroviere (Psiup).
  30. Bonanni Luigi - Autista (Pci).
  31. Bordoni Manlio - Impiegato (Partito d'Azione).
  32. Bruno Di Belmonte Luigi - Proprietario.
  33. Bucchi Marcello - Disegnatore (Fronte Militare Clandestino).
  34. Bucci Bruno - Impiegato (Partito d'Azione).
  35. Bucci Umberto - Impiegato (Partito d'Azione).
  36. Bucciano Francesco - Impiegato (Bandiera Rossa Roma).
  37. Bussi Armando - Impiegato delle Ferrovie dello Stato (Partito d'Azione) - Medaglia d'oro al valor militare.
  38. Butera Gaetano - Pittore; soldato carrista (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  39. Buttaroni Vittorio - Autista; partigiano.
  40. Butticé Leonardo - Meccanico (Psiup).
  41. Calderari Giuseppe - Contadino; partigiano.
  42. Camisotti Carlo - Asfaltista (Brigate Garibaldi).
  43. Campanile Silvio - Commerciante (Psiup).
  44. Canacci Ilario - Cameriere (Bandiera Rossa Roma).
  45. Canalis Salvatore - Professore di lettere (Partito d'Azione).
  46. Cantalamessa Renato - Falegname (Pci).
  47. Capecci Alfredo - Meccanico (Bandiera Rossa Roma).
  48. Capozio Ottavio - Impiegato postale (Bandiera Rossa Roma).
  49. Caputo Ferruccio - Studente.
  50. Caracciolo Emanuele - Regista e tecnico cinematografico.
  51. Carioli Francesco - Fruttivendolo.
  52. Carola Federico - Capitano d'aviazione (Fronte Militare Clandestino).
  53. Carola Mario - Capitano di fanteria (Fronte Militare Clandestino).
  54. Casadei Andrea - Falegname.
  55. Caviglia Adolfo - Impiegato.
  56. Celani Giuseppe - Ispettore capo dei servizi annonari (Unione Democratica Nazionale).
  57. Cerroni Oreste - Tipografo (Partito d'Azione).
  58. Checchi Egidio - Meccanico (Pci).
  59. Chiesa Romualdo - Studente; partigiano combattente (Movimento dei Cattolici comunisti) - Medaglia d'oro al valor militare.
  60. Chiricozzi Aldo Francesco - Impiegato.
  61. Ciavarella Francesco - Marinaio (Bandiera Rossa Roma).
  62. Cibei Duilio - Falegname (Partito d'Azione).
  63. Cibei Gino - Meccanico (Partito d'Azione).
  64. Cinelli Francesco - Impiegato (CLN).
  65. Cinelli Giuseppe - Portatore ai mercati generali (Pci).
  66. Cocco Pasquale - Studente.
  67. Coen Saverio - Commerciante; partigiano combattente - Medaglia d'argento al valor militare.
  68. Conti Giorgio - Ingegnere (CLN).
  69. Corsi Orazio - Falegname (Pci).
  70. Costanzi Guido - Impiegato (Fronte Militare Clandestino).
  71. Cozzi Alberto - Meccanico; partigiano combattente - Medaglia d'oro al valor militare.
  72. D'Amico Cosimo - Amministratore teatrale.
  73. D'Amico Giuseppe - Impiegato (Pci).
  74. D'Andrea Mario - Ferroviere (Partito d'Azione).
  75. D'Aspro Arturo - Ragioniere (Bandiera Rossa Roma).
  76. De Angelis Gerardo - Regista cinematografico; partigiano combattente (Centro informazioni) - Medaglia d'argento al valor militare.
  77. De Carolis Ugo - Maggiore dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  78. De Giorgio Carlo - Impiegato (Partito d'Azione).
  79. De Grenet Filippo - Tenente di complemento (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  80. Della Torre Odoardo - Avvocato.
  81. Del Monte Giuseppe - Impiegato.
  82. De Marchi Raoul - Impiegato (Partito d'Azione).
  83. De Nicolò Gastone - Studente (Psiup).
  84. De Simoni Fidardo - Operaio (Bandiera Rossa Roma).
  85. Di Capua Zaccaria - Autista.
  86. Di Castro Angelo - Commesso.
  87. Di Consiglio Cesare - Venditore ambulante.
  88. Di Consiglio Franco - Macellaio.
  89. Dl Consiglio Marco - Macellaio.
  90. Di Consiglio Mosè - Commerciante.
  91. Di Consiglio Salomone - Venditore ambulante.
  92. Di Consiglio Santoro - Macellaio.
  93. Di Nepi Alberto - Commerciante.
  94. Di Nepi Giorgio - Viaggiatore.
  95. Di Nepi Samuele - Commerciante.
  96. Di Nola Ugo - Rappresentante di commercio.
  97. Diociajuti Pier Domenico - Commerciante (Partito d'Azione).
  98. Di Peppe Otello - Falegname ebanista (Pci).
  99. Di Porto Angelo - Commesso.
  100. Di Porto Giacomo - Venditore ambulante.
  101. Di Porto Giacomo - Venditore ambulante.
  102. Di Salvo Gioacchino - Impiegato (Democrazia del Lavoro).
  103. Di Segni Armando - Commerciante.
  104. Di Segni Pacifico - Venditore ambulante.
  105. Di Veroli Attilio - Commerciante.
  106. Di Veroli Michele - Collaboratore del padre commerciante.
  107. Drucker Salomone - Pellicciaio (Partito Socialista Polacco).
  108. Duranti Lido - Operaio (Bandiera Rossa Roma).
  109. Efrati Marco - Commerciante.
  110. Elena Fernando - Artista (Psiup).
  111. Eluisi Aldo - Pittore; partigiano combattente (Partito d'Azione) - Medaglia d'oro al valor militare.
  112. Ercolani Giorgio - Tenente colonnello del Regio Esercito (Partito d'Azione).
  113. Ercoli Aldo - Pittore (Partito d'Azione).
  114. Fabri Renato - Commerciante (Partito d'Azione).
  115. Fabrini Antonio - Stagnino (CLN).
  116. Fano Giorgio - Dottore in scienze.
  117. Fantacone Alberto - Dottore in legge; partigiano combattente (Partito d'Azione) - Medaglia d'argento al valor militare.
  118. Fantini Vittorio - Farmacista (Pci).
  119. Fatucci Sabato Amadio - Venditore ambulante.
  120. Felicioli Mario - Elettrotecnico (Pci).
  121. Fenulli Dardano - Maggior Generale (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  122. Ferola Enrico - Fabbro (Partito d'Azione).
  123. Finamonti Loreto - Commerciante (CLN).
  124. Finocchiaro Arnaldo - Elettricista (Pci).
  125. Finzi Aldo - Imprenditore agricolo; ex sottosegretario del Ministero degli Interni del governo Mussolini (Democrazia del Lavoro).
  126. Fiorentini Valerio - Autista meccanico (Pci).
  127. Fiorini Fiorino - Maestro musica (Partito d'Azione).
  128. Fochetti Angelo - Impiegato (Corpo Volontari della Libertà).
  129. Fondi Edmondo - Impiegato commerciante.
  130. Fontana Genserico - Tenente dei Carabinieri Reali, dottore in giurisprudenza (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  131. Fornari Raffaele - Commerciante.
  132. Fornaro Leone - Venditore ambulante.
  133. Forte Gaetano - Commerciante; partigiano combattente - Medaglia d'oro al valor militare.
  134. Foschi Carlo - Commerciante.
  135. Frasca Celestino - Muratore.
  136. Frascà Paolo - Impiegato (CLN).
  137. Frascati Angelo - Commerciante.
  138. Frignani Giovanni - Tenente colonnello dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  139. Funaro Alberto - Commerciante.
  140. Funaro Mosè - Commerciante.
  141. Funaro Pacifico - Autista.
  142. Funaro Settimio - Venditore ambulante.
  143. Galafati Angelo - Pontarolo (Bandiera Rossa Roma).
  144. Gallarello Antonio - Falegname ebanista (Partito d'Azione).
  145. Gavioli Luigi - Impiegato (Pci).
  146. Gelsomini Manlio - Medico (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  147. Gesmundo Gioacchino - Professore di filosofia; partigiano combattente (Pci) - Medaglia d'oro al valor militare.
  148. Giacchini Alberto - Assicuratore (Bandiera Rossa Roma).
  149. Giglio Maurizio Cervo - Tenente di P.S. dei "Metropolitani" di Roma (OSS) - Medaglia d'oro al valor militare.
  150. Gigliozzi Romolo - Autista (Psiup).
  151. Giordano Calcedonio - Corazziere (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  152. Giorgi Giorgio - Ragioniere (Partito d'Azione).
  153. Giorgini Renzo - Industriale (Pci).
  154. Giustiniani Antonio - Cameriere (Pci).
  155. Gorgolini Giorgio - Ragioniere (Fronte Militare Clandestino).
  156. Gori Gastone - Muratore (Psiup).
  157. Govoni Aladino - Capitano dei granatieri; partigiano combattente (Bandiera Rossa Roma) - Medaglia d'oro al valor militare.
  158. Grani Umberto - Maggiore della Regia Aeronautica in congedo (Partito d'Azione).
  159. Grieco Ennio - Elettromeccanico (Bandiera Rossa Roma).
  160. Guidoni Unico - Studente (Bandiera Rossa Roma).
  161. Haipel Mario - Maresciallo del Regio Esercito (Fronte Militare Clandestino).
  162. Iaforte Domenico - Calzolaio (Pci).
  163. Ialuna Sebastiano - Agricoltore.
  164. Imperiali Costantino - Rappresentante di vini (Bandiera Rossa Roma).
  165. Intreccialagli Mario - Calzolaio (Partito d'Azione).
  166. Kereszti Sandor - Ufficiale (Partito d'Azione).
  167. Landesman Boris - Commerciante.
  168. La Rosa Salvatore - Soldato.
  169. La Vecchia Gaetano - Ebanista (Partito d'Azione).
  170. Leonardi Ornello - Commesso (Bandiera Rossa Roma).
  171. Leonelli Cesare - Avvocato (Partito d'Azione).
  172. Liberi Epidemio - Industriale (Partito d'Azione).
  173. Lidonnici Amedeo - Industriale (Fronte Militare Clandestino).
  174. Limentani Davide - Commerciante.
  175. Limentani Giovanni - Commerciante.
  176. Limentani Settimio - Commerciante.
  177. Lombardi Ezio - Impiegato.
  178. Lo Presti Giuseppe - Dottore in legge; partigiano combattente (Psiup) - Medaglia d'oro al valor militare.
  179. Lordi Roberto - Generale della Regia Aeronautica (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  180. Lotti Giuseppe - Stuccatore (Partito d'Azione).
  181. Lucarelli Armando - Tipografo.
  182. Luchetti Carlo - Stagnaro (Bandiera Rossa Roma).
  183. Luna Gavino - Impiegato delle Regie Poste (CLN).
  184. Lungaro Pietro Ermelindo - Vice Brigadiere di Pubblica Sicurezza (Partito d'Azione).
  185. Lunghi Ambrogio - Asfaltista (Bandiera Rossa Roma).
  186. Lusena Umberto - Maggiore del Regio Esercito (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  187. Luzzi Everardo - Metallurgico.
  188. Magri Mario - Capitano d'artiglieria (Fronte Militare Clandestino).
  189. Manca Candido - Brigadiere dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  190. Mancini Enrico - Commerciante.
  191. Marchesi Alberto - Commerciante, ex ardito bersagliere; partigiano combattente (Pci) - Medaglia d'oro al valor militare.
  192. Marchetti Duilio - Autista.
  193. Margioni Antonio - Falegname (Bandiera Rossa Roma).
  194. Marimpietri Vittorio - Impiegato (Partito d'Azione).
  195. Marino Angelo - Piazzista.
  196. Martella Angelo
  197. Martelli Castaldi Sabato - Generale della Regia Aeronautica (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  198. Martini Placido - Avvocato; partigiano combattente - Medaglia d'oro al valor militare.
  199. Mastrangeli Fulvio - Impiegato.
  200. Mastrogiacomo Luigi - Custode del ministero delle Finanze.
  201. Medas Giuseppe - Avvocato (Partito d'Azione).
  202. Menasci Umberto - Commerciante.
  203. Micheli Ernesto - Imbianchino (Bandiera Rossa Roma).
  204. Micozzi Emidio - Commerciante (Bandiera Rossa Roma).
  205. Mieli Cesare - Venditore ambulante.
  206. Mieli Mario - Negoziante.
  207. Mieli Renato - Negoziante.
  208. Milano Raffaele - Viaggiatore.
  209. Milano Tullio - Impiegato.
  210. Milano Ugo - Impiegato.
  211. Mocci Sisinnio (Pci).
  212. Montezemolo Giuseppe - Colonnello del Regio Esercito (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  213. Moretti Augusto.
  214. Moretti Pio - Contadino.
  215. Morgano Santo - Elettromeccanico.
  216. Mosca Alfredo - Elettrotecnico (Psiup).
  217. Moscati Emanuele - Piazzista.
  218. Moscati Marco - Piazzista, partigiano.
  219. Moscati Pace - Venditore ambulante.
  220. Moscati Vito - Elettricista.
  221. Mosciatti Carlo - Impiegato.
  222. Napoleone Agostino - Sottotenente di vascello della Regia Marina (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'argento al valor militare.
  223. Natili Celestino - Commerciante (Psiup).
  224. Natili Mariano - Commerciante.
  225. Navarra Giuseppe - Contadino.
  226. Ninci Sestilio - Tramviere (Psiup).
  227. Nobili Edoardo - Meccanico (Fronte Militare Clandestino).
  228. Norma Fernando - Ebanista (Partito d'Azione).
  229. Orlandi Posti Orlando - Studente; partigiano combattente (Partito d'Azione) - Medaglia d'argento al valor militare.
  230. Ottaviano Armando - Dottore in lettere (Bandiera Rossa Roma).
  231. Paliani Attilio - Commerciante.
  232. Pappagallo Pietro - Sacerdote (Movimento dei Cattolici comunisti) - Medaglia d'oro al merito civile.
  233. Partito Michele.
  234. Pasqualucci Alfredo - Calzolaio (Bandiera Rossa Roma).
  235. Passarella Mario - Falegname (Bandiera Rossa Roma).
  236. Pelliccia Ulderico - Carpentiere.
  237. Pensuti Renzo - Studente.
  238. Pepicelli Francesco - Maresciallo dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  239. Perpetua Remo - Rigattiere.
  240. Perugia Angelo - Venditore ambulante.
  241. Petocchi Amedeo.
  242. Petrucci Paolo - Professore di lettere.
  243. Pettorini Ambrogio - Agricoltore; partigiano.
  244. Piasco Renzo - Ferroviere (Bandiera Rossa Roma).
  245. Piattelli Cesare - Venditore ambulante.
  246. Piattelli Franco - Commesso.
  247. Piattelli Giacomo - Piazzista.
  248. Pierantoni Luigi - Medico (Partito d'Azione).
  249. Pierleoni Romolo - Fabbro (Bandiera Rossa Roma).
  250. Pignotti Angelo - Negoziante.
  251. Pignotti Umberto - Impiegato.
  252. Piperno Claudio - Commerciante.
  253. Piras Ignazio - Contadino (partigiano).
  254. Pirozzi Vincenzo - Ragioniere.
  255. Pisino Antonio - Ufficiale di marina.
  256. Pistonesi Antonio - Cameriere (Pci).
  257. Pitrelli Rosario - Meccanico (Pci).
  258. Polli Domenico - Costruttore edile (CLN).
  259. Portieri Alessandro - Meccanico (Pci).
  260. Portinari Erminio - Geometra (Fronte Militare Clandestino).
  261. Primavera Pietro - Impiegato (Bandiera Rossa Roma).
  262. Prosperi Antonio - Impiegato.
  263. Pula Italo - Fabbro.
  264. Pula Spartaco - Verniciatore.
  265. Raffaeli Beniamino - Carpentiere (Pci).
  266. Rampulla Giovanni - Tenente colonnello (Fronte Militare Clandestino).
  267. Rendina Roberto - Tenente colonnello d'artiglieria.
  268. Renzi Egidio - Operaio (Partito d'Azione).
  269. Renzini Augusto - Carabiniere - Medaglia d'oro al valor militare.
  270. Ricci Domenico - Impiegato.
  271. Rindone Nunzio - Pastore; partigiano.
  272. Rizzo Ottorino - Maggiore del Regio Esercito.
  273. Roazzi Antonio - Autista (Bandiera Rossa Roma).
  274. Rocchi Filippo - Commerciante (CLN).
  275. Rodella Bruno - Studente.
  276. Rodriguez Pereira Romeo - Tenente dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  277. Romagnoli Goffredo - Ferroviere (Psiup).
  278. Roncacci Giulio - Commerciante (Bandiera Rossa Roma).
  279. Ronconi Ettore - Contadino (Pci).
  280. Saccotelli Vincenzo - Falegname (Partito d'Azione).
  281. Salemme Felice - Impiegato.
  282. Salvatori Giovanni - Impiegato (Psiup).
  283. Sansolini Adolfo - Commerciante (Psiup).
  284. Sansolini Alfredo - Commerciante (Pspiu).
  285. Savelli Francesco - Ingegnere (Partito d'Azione).
  286. Scarioli Ivano - Bracciante.
  287. Scattoni Umberto - Pittore (Bandiera Rossa Roma).
  288. Sciunnach Dattilo - Commerciante.
  289. Semini Fiorenzo - Sottotenente di vascello della Regia Marina (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'argento al valor militare.
  290. Senesi Giovanni - Esattore istituto di assicurazioni (Bandiera Rossa Roma).
  291. Sepe Gaetano - Sarto.
  292. Sergi Gerardo - Sottotenente dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino).
  293. Sermoneta Benedetto - Venditore ambulante.
  294. Silvestri Sebastiano - Agricoltore.
  295. Simoni Simone - Generale (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  296. Sonnino Angelo - Commerciante.
  297. Sonnino Gabriele - Commesso.
  298. Sonnino Mosè - Venditore ambulante.
  299. Sonnino Pacifico - Commerciante.
  300. Spunticchia Antonino - Meccanico (Bandiera Rossa Roma).
  301. Stame Nicola Ugo - Artista lirico; partigiano combattente (Bandiera Rossa Roma) - Medaglia d'argento al valor militare.
  302. Talamo Manfredi - Tenente colonnello dei Carabinieri Reali (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  303. Tapparelli Mario - Commerciante (Partito d'Azione).
  304. Tedesco Cesare - Commesso.
  305. Terracina Sergio - Commesso.
  306. Testa Settimio - Contadino.
  307. Trentini Giulio - Arrotino (Bandiera Rossa Roma).
  308. Troiani Eusebio - Mediatore (Bandiera Rossa Roma).
  309. Troiani Pietro - Venditore ambulante.
  310. Ugolini Nino - Elettromeccanico (Fronte Militare Clandestino).
  311. Unghetti Antonio - Manovale.
  312. Valesani Otello - Calzolaio (Bandiera Rossa Roma).
  313. Vercillo Giovanni - Impiegato (Fronte Militare Clandestino).
  314. Villoresi Renato - Capitano del Regio Esercito (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  315. Viotti Pietro - Commerciante (Bandiera Rossa Roma).
  316. Vivanti Angelo - Commerciante.
  317. Vivanti Giacomo - Commerciante.
  318. Vivenzio Gennaro.
  319. Volponi Guido - Impiegato.
  320. Wald Pesach Paul.
  321. Wald Schra.
  322. Zaccagnini Carlo - Avvocato (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'oro al valor militare.
  323. Zambelli Ilario - Telegrafista (Fronte Militare Clandestino).
  324. Zarfati Alessandro - Commerciante.
  325. Zicconi Raffaele - Impiegato (Partito d'Azione).
  326. Zironi Augusto - Sottotenente di vascello della Regia Marina (Fronte Militare Clandestino) - Medaglia d'argento al valor militare.
Le salme identificate sono 326, le vittime 335.

Delle nove tuttora non identificate, si conoscono i seguenti nomi:

  1. Calò Cesare, dall'elenco delle persone di origine ebraica.
  2. De Micco Cosimo, dall'elenco della Questura delle persone fermate per motivi politici.
  3. Lodolo Danilo.
  4. Maggini Alfredo, dall'elenco dell'Aussenkommando delle persone sotto inchiesta di polizia.
  5. Monti Remo, dall'elenco dell'Aussenkommando delle persone sotto inchiesta di polizia.
  6. Reicher Marian, dall'elenco delle persone di origine ebraica.
  7. Soike Bernard, dall'elenco delle persone di origine ebraica.
  8. Tuchman Heinz Erich, dall'elenco delle persone di origine ebraica.

venerdì 22 marzo 2013

"Quintessenza" di Yiannis Ritsos


Di tutto quel che abbiamo letto, ci è rimasto soltanto
il messaggero che picchiava
il battente di bronzo del tempio, - non ciò che disse
e neppure il re che sventolava irato
le sue maniche larghe. Solo il rumore del battente
rimbombava sotto le arcate oscure
e nel piedistallo cavo della statua in legno
della Dea dei Cervi, che ora, dopo il furto,
viaggiava sulla nave verso Atene -
il rumore del battente col rumore dei remi.
Per fortuna, - disse - ci restano certe cose,
consolatrici, immutabili, unite,
come se fossimo anche noi immutabili.

mercoledì 20 marzo 2013

Considerazioni libere (348): a proposito di padelle e di braci...

In queste ultime settimane quello che è successo in Italia mi ha colpevolmente distratto da quello che succede nel mondo: effettivamente dovremmo tutti ricordare che le dichiarazioni di Grillo non esauriscono da sole la politica mondiale.
Come certo ricorderete, il 17 dicembre del 2010 il giovane commerciante Mohamed Bouazizi si diede fuoco davanti al palazzo del governatorato di Sidi Bouzid: il suo fu un atto di protesta - certamente esasperato e non proporzionale alla causa, ma comunque disperato - contro la decisione delle autorità di sequestrargli la merce. Quel gesto ebbe delle conseguenze imprevedibili, dando l'avvio a quel movimento che ci siamo abituati a chiamare "primavera araba". Di questo tema ho parlato molto nel corso di questi anni, perché credo sia un fatto molto rilevante - se non il più rilevante - della nostra storia recente. La vittoria più clamorosa di quelle proteste fu la fine del regime di Ben Alì in Tunisia e di Mubarak in Egitto; questo esito ha generato la falsa impressione che queste proteste avessero un carattere eminentemente politico e che i giovani fossero scesi in piazza per rivendicare diritti politici e democrazia. Questo è vero solo in parte. Io ho sempre sostenuto che la vera miccia di quelle proteste fossero la povertà disperata di quei popoli e l'impossibilità per quella massa di giovani di avere una qualche prospettiva per il loro futuro. Di conseguenza credo che la nostra - ossia dei paesi occidentali - inadeguatezza nel rispondere alla domanda di sviluppo che veniva da quelle piazze sia stata la nostra sconfitta più grave, il segno della nostra incapacità di rispondere a quelle legittime domande di futuro. Penso anche che la sinistra europea, che si è smarrita - e non si è ancora ritrovata - nel dibattito tra rigore e sviluppo, abbia perso un'occasione per riflettere su stessa e soprattutto di gettare un ponte verso quei popoli. Non è un caso che la politica in quei paesi si sia radicalizzata a favore di partiti che sostengono forme più o meno spinte di islamismo; noi non abbiamo saputo offrire altri modelli, non abbiamo capito che le "primavere arabe" erano soprattutto figlie della crisi, come la protesta degli indignados in Spagna o il movimento Occupy Wall street negli Stati Uniti. Lo stesso voto italiano è sintomo di un malessere economico prima che politico.
Anzi, noi occidentali siamo andati in quei paesi mostrando la nostra faccia peggiore. Giustamente, un pezzo - anche se purtroppo minoritario - della sinistra europea denuncia l'inefficacia delle risposte contro la crisi che vengono dalle autorità finanziarie internazionali - in Grecia, come in Spagna, adesso nella povera Cipro, tra poco in Italia - ma lo stesso sta avvenendo ad esempio in Tunisia, senza che la cosa desti particolare scandalo. Nel novembre dell'anno scorso il governo tunisino ha concordato dei prestiti per 700 milioni di dollari con alcuni grandi finanziatori; la parte del leone l'ha fatta, come al solito, la Banca mondiale che ha erogato un prestito di 500 milioni di dollari. Per rassicurare la Banca mondiale sul fatto che questo debito verrà ripagato, il ministro Bettaieb ha dichiarato che il governo del suo paese ha già richiesto un prestito di circa 2 miliardi di dollari al Fondo monetario internazionale sul bilancio 2014; in sostanza si contrae un debito più alto per dare le necessarie garanzie che se ne pagherà uno minore, in una spirale perversa che fa alzare i tassi di interesse, anche perché le agenzie di rating "indipendenti" danno al paese giudizi severamente negativi.
Il Fondo monetario internazionale naturalmente ha vincolato il suo "prestito di garanzia" all'adozione delle cosiddette "riforme strutturali": la ricetta è nota, basta fare copia-e-incolla e cambiare il nome del paese nelle slide. Il Fmi chiede di ridurre drasticamente i sussidi statali utilizzati dal governo per calmierare i cosiddetti "prodotti sensibili": generi alimentari, medicinali, carburanti; si tratta di circa il 5% del pil del paese. Naturalmente è facile prevedere che in particolare la crescita dei prezzi dei carburanti provocherà un aumento generalizzato dei prezzi. Chiede poi di aumentare l'Iva e in generale di spostare il carico dalla tassazione diretta a quella indiretta: è la linea di Tremonti prima e di Monti dopo. Nel pacchetto ci sono poi liberalizzazioni e privatizzazioni; anche in questo caso la ricetta è nota e sappiamo anche chi solitamente beneficia di queste "svendite". Il Fondo chiede infine di aumentare le tasse per le società che esportano e di favorire le importazioni, eliminando i dazi doganali in entrata; queste misure sono destinate a uccidere nella culla la nascente economia tunisina, che finirebbe per diventare l'ennesimo mercato per le industrie dei paesi più forti o più capaci di delocalizzare. L'insieme di queste "riforme" provocherà l'aumento della disoccupazione, la diminuzione dei salari e la crescita dei prezzi: il tutto ovviamente a spese delle fasce più deboli della popolazione. E' un piano a suo modo perfetto: la Tunisia in questo modo è destinata a essere sempre più dipendente dai prestiti dei paesi occidentali, che per continuare a erogare denaro chiederanno di avere sempre più voce in capitolo nella politica del paese, operando scelte che perpetuino il debito stesso. E' successo già troppe volte: lo schema è perfettamente rodato.
Non è un caso che il Fmi spinga sulle autorità tunisine per accelerare la firma di questo oneroso contratto, togliendo di fatto la competenza della decisione all'Assemblea nazionale costituente, per concludere tutta la partita con l'attuale governo, già dimissionario. Come avviene in Europa - e lo abbiamo sperimentato nel nostro paese - politiche economiche ultraliberiste vanno di pari passo e si sostengono a vicenda con riforme politiche che diminuiscono gli ambiti democratici.
Le cose da fare sono altre. Il gruppo di blogger che ha dato vita alla piattaforma Nawaat ha elencato alcuni punti su cui intervenire. Li riporto in maniera succinta.
  • Valutare le istituzioni pubbliche e rafforzare il controllo sul loro budget di spesa, dal momento che queste assorbono il 75% degli introiti statali.
  • Introdurre strumenti di controllo riguardanti le sovra-fatturazioni nell'import e le sotto-fatturazioni nell'export.
  • Lottare contro l'evasione fiscale e fare accertamenti approfonditi per gli uomini di affari sospettati di corruzione e associati al clan Ben Alì.
  • Adottare misure di trasparenza nella spesa e nella gestione delle casse statali, incluse le gare d'appalto nazionali e internazionali e il fatturato energetico.
  • Lottare contro la corruzione, in aumento secondo studi nazionali e internazionali recenti.
  • Fare accertamenti seri per ritrovare il denaro preso in prestito durante il regime di Ben Alì, con lo scopo di tracciare la destinazione dei fondi sottratti all'epoca e di recuperarne una parte.
  • Creare nuovi accordi di commercio con l'Africa per ridurre la dipendenza dall'Europa - che adesso rappresenta l'80% del commercio estero del paese - e per ammorbidire l'impatto della crisi economica.
  • Rafforzare la sicurezza per dare nuova forza al settore turistico.
  • Ricapitalizzare le banche pubbliche, individuando i prestiti mai ripagati dai compagni di affari dell'ex dittatore.
Come è evidente si tratta di punti che, pur non essendo rivoluzionari, finirebbero per danneggiare gli interessi occidentali in Tunisia e per questo non vengono neppure presi in considerazione dal Fondo monetario. Le "ricette" di Banca mondiale e  Fondo monetario internazionale rischiano seriamente di compromettere quel minimo di riforme che i tunisini sono riusciti a introdurre, dopo la fine del regime. Tra dieci anni la condizione dei commercianti ambulanti, come Mohamed Bouazizi, rischia di essere ben più grave di quella patita sotto il regime di Ben Alì e, a quel punto, sarà stata tutta colpa "nostra". Sarà difficile chiedere ai tunisini, come agli egiziani, come a tutti gli altri, di stare calmi e di essere alleati fedeli di un occidente che li ha sfruttati e le cui cure sono state peggiori della malattia.

lunedì 18 marzo 2013

dalla lettera di Karl Marx a Ludwig Kugelmann del 12 aprile 1871

Se rileggi l'ultimo capitolo del mio 18 brumaio, troverai che io affermo che il prossimo tentativo della Rivoluzione francese non consisterà nel trasferire da una mano ad un'altra la macchina militare e burocratica, come è avvenuto fino ad ora, ma nello spezzarla, e che tale è la condizione preliminare di ogni reale rivoluzione popolare sul continente. In questo consiste pure il tentativo dei nostri eroici compagni parigini. Quale duttilità, quale iniziativa storica, quale capacità di sacrificio in questi parigini! Dopo sei mesi di fame e di rovina, causate dal tradimento interno ancora più che dal nemico esterno, insorgono sotto le baionette prussiane come se non ci fosse mai stata una guerra tra la Francia e la Germania e come se il nemico non fosse tuttora davanti alle porte di Parigi! La storia non ha alcun simile esempio di simile grandezza!

domenica 17 marzo 2013

Considerazioni libere (347): a proposito di cambiamento e di trasparenza...

E' passata un'altra settimana - anche dalla mia ultima "considerazione" sulla situazione politica. Non invano. Laura Boldrini e Piero Grasso sono i nuovi Presidenti della Camera e del Senato. Ieri è stata una giornata emozionante, uno di quei giorni capaci di rendermi politicamente felice, e non mi succedeva da tempo. Perché ai vertici del nostro parlamento ci sono due persone degne di questo incarico, che hanno voluto ricordare nei loro discorsi di insediamento le pagine più alte della nostra storia: la Resistenza e la Costituente. E perché hanno saputo dire cose di sinistra, pur in discorsi che necessariamente devono avere anche la capacità di rappresentare tutte le forze politiche. Le parole alte di Laura Boldrini sulle persone che sono morte nel Mediterraneo nel tentativo disperato di fuggire dai loro paesi rappresentano da sole un tratto di netta distinzione da chi l'ha preceduta su quello scranno: l'esponente di un partito ex-fascista, autore di una pessima legge contro l'immigrazione. Il fatto che Fini non sieda più in parlamento è una delle buone notizie di questa legislatura. Allo stesso modo per la presidenza del Senato si sono scontrati due siciliani: uno che ha combattuto tutta la sua vita contro la mafia e uno che è stato eletto anche con i voti della mafia.
E qui arriviamo ai due punti politici emersi ieri: la capacità di Bersani di uscire dall'angolo in cui era stato messo anche da una parte del suo partito e la difficoltà del Movimento Cinque stelle di essere una forza politica determinante per la vita democratica e istituzionale del nostro paese.
Parto da questo secondo punto, che è comunque il più rilevante. Una parte dei senatori del Movimento Cinque stelle ha votato per Piero Grasso, nonostante il loro guru - anche se adesso vedo che si fa chiamare portavoce - avesse detto ai "suoi" senatori di non votare per nessuno dei candidati dei vecchi partiti. Immagino che per un senatore siciliano fosse impossibile seguire questa bizzarra indicazione di voto, non solo perché contraria alla propria coscienza, ma anche perché politicamente suicida. Gli elettori siciliani del Movimento Cinque stelle, che ovviamente i loro eletti conoscono assai meglio di Grillo, sarebbero giustamente insorti se i loro rappresentanti avessero consentito, seppur indirettamente, l'elezione di Schifani. Guardate, non c'è nulla di particolarmente originale in questa cosa: in un partito politico funziona così. C'è un rapporto costante tra rappresentati e rappresentanti, in una direzione e nell'altra. Ci vorrà qualche tempo perché lo imparino; probabilmente - a leggere le dichiarazioni di oggi - gli eletti lo impareranno più in fretta di quanto non lo farà il loro portavoce.
E qui vorrei fare un appello agli amici del Pd e ai compagni "sinistri" sparsi. In queste ore mi capita di leggere in rete giudizi sprezzanti verso Grillo e verso tutto quel Movimento. Abbassiamo i toni, per favore. Faccio questa riflessione non perché credo possa mai nascere un governo Bersani sostenuto da una parte o da tutto il Movimento Cinque stelle, ma perché è interesse anche nostro, in questa fase complicata della nostra democrazia, che tutte quelle energie che si sono mosse, seppur confusamente, intorno a Grillo, partecipino pienamente alla vita istituzionale del nostro paese. Una parte degli elettori che hanno votato per il Movimento Cinque stelle sono nostri compagni, persone di sinistra, con cui potremo fare domani un pezzo di strada insieme; certo se cominciamo a dir loro che sono cretini, o in malafede, forse sarà difficile perfino cominciarlo questo cammino. Negli altri paesi europei il voto di protesta - definiamolo genericamente "anticasta" - si è rivolto sempre all'estrema destra; in Italia no, ma se fallisce il tentativo del Movimento Cinque stelle - indipendentemente da quello che possa dire Grillo - di diventare un partito vero, questo rischio rimane.
Personalmente io - che pure non ho votato per il Movimento Cinque stelle, per le ragioni che conoscete - sono grato a chi lo ha fatto. Se non avessero ottenuto questo risultato, probabilmente oggi Anna Finocchiaro e Dario Franceschini sarebbero i Presidenti delle due Camere. Intendiamoci: sarebbe stato comunque un balzo in avanti rispetto alla lugubre accoppiata Schifani-Fini, ma non avrebbe raccolto quell'entusiasmo e quell'ottimismo - perfino a volte un po' esagerato e sopra tono - che leggiamo tra ieri e oggi in rete.
E qui torno al primo punto. Almeno per quel che riguarda la necessità di promuovere una generazione nuova di persone Bersani ha colto nel segno. Tutti giustamente lodiamo il fatto che ieri abbia fatto la "mossa del cavallo", ma bisogna anche riconoscergli il fatto che queste due persone erano state convinte un paio di mesi fa a lasciare i propri incarichi per diventare rispettivamente deputata e senatore. Lo ha detto ieri Grasso: aveva lasciato la magistratura immaginando di avere un ruolo diretto rispetto alle sue competenze professionali e mai si sarebbe aspettato di fare il Presidente del Senato, comunque lui era lì, a disposizione, e questo è oggettivamente merito del Pd. Sapete, io in genere non sono tenero verso questo partito, ma credo che questo riconoscimento gli vada dato.
Adesso cominciano altre due partite altrettanto delicate: quella del governo e quella della Presidenza della Repubblica. Forse sarebbe stato meglio che questa avesse preceduto quella. Ma in fondo il 15 aprile non è poi così lontano e in questo caso c'è un vantaggio: il candidato - o la candidata - non deve essere trovata tra un numero ristretto di persone, come i deputati e i senatori. C'è ampia possibilità di scelta.
C'è un'altra cosa positiva che il Movimento Cinque stelle sta portando in politica. La loro ossessione verso gli accordi sottobanco, la loro retorica iperdemocratica - e, ora lo vediamo, anche il desiderio di controllo che il guru, che sta lontano, vuole avere sui "suoi" eletti - sta introducendo alcune novità. Vogliono fare tutti gli incontri via streaming - sarà curioso se lo faranno anche per le consultazioni al Quirinale; al di là del folklore questa trasparenza taglia le gambe - o almeno rende più difficile il lavoro - a chi invece di questi accordi ha fatto uno stile politico. E già si è visto che, al di là della irrilevanza dei numeri, la pattuglia montiana è rimasta spiazzata dal fatto che non ci sono state "trattative". Credo che su questa chiarezza di proposte il Pd - o almeno un pezzo del Pd, quello che adesso è chiamato a guidarlo - possa avere un quaalche vantaggio.

giovedì 14 marzo 2013

Considerazioni libere (346): a proposito di un papa nuovo...

Come noto, non sono perfettamente a mio agio nell'argomento: come dice il proverbio "scherza con i fanti...", ma d'altra parte il governo ancora non c'è. Comunque, visto che mi sono già dedicato all'abdicazione del papa che c'era prima - spero rileggerete quella "considerazione" di un mese fa - provo a scrivere qualche riflessione anche sull'elezione di questo nuovo papa, che i cardinali sono andati a pescare "quasi alla fine del mondo".
Prima di tutto credo sia necessario rispetto. E poi bisogna prendere l'abitudine - molto laica - di pensare prima di parlare. Già ieri sera, a poche ore dalla proclamazione, ho visto in rete due foto che ritraggono un prelato - si suppone argentino - a fianco del dittatore Videla; chi ha messo in giro quelle foto - e anche quelli che in maniera troppo automatica e frettolosa le hanno condivise - hanno riconosciuto in quei preti Jorge Mario Bergoglio. In entrambi i casi il buon senso e una veloce consultazione di Wikipedia sarebbero stati sufficienti per far capire che nessuno dei preti in quelle foto è l'attuale papa. Detto questo, con altrettanta fermezza bisogna ricordare quanto sia stata terribile la dittatura di Videla e dei suoi colleghi militari in Argentina e che quel regime per troppo tempo ha goduto dell'appoggio diretto e del sostegno politico della chiesa cattolica, sia del clero argentino sia del Vaticano, di Paolo VI prima e di Giovanni Paolo II dopo. Dato a Cesare quel che è di Cesare, bisogna poi saper distinguere le responsabilità delle istituzioni e quelle dei singoli. Sinceramente credo sia difficile trovare adesso in Argentina uno che in quei tempi era un prete e si opponeva al regime: quelli così li hanno ammazzati, tutti. Non conosco abbastanza la biografia del nuovo papa per dire se in quella stagione era soltanto uno che si barcamenava in un mare in tempesta o se ha avuto responsabilità maggiori, perché aderiva con convinzione alle idee allora dominanti. Forse lo spiegherà lui stesso, vista la franchezza che ha già dimostrato in queste prime ore di pontificato. Certamente a Bergoglio va il merito, quando era arcivescovo di Buenos Aires, di aver chiesto perdono per i crimini di cui la chiesa argentina è stata complice - e in alcuni casi protagonista - durante il regime militare. Credo che non sia stato semplice, perché il dramma era ancora recente e tante persone coinvolte, tra i colpevoli come tra le vittime, ancora vive; forse è stato più facile per Wojtyla chiedere perdono per aver condannato Galileo, un gesto che è stato acriticamente lodato dall'opinione pubblica. Per chiudere questa riflessione voglio tornare a un episodio della storia italiana. Nel 1931 Mussolini impose ai professori universitari di giurare fedeltà alla monarchia e al regime fascista, pena la decadenza dalla cattedra. Come noto, furono pochissimi i professori che si rifiutarono e giustamente i loro nomi sono scolpiti nella storia d'Italia. Però tra chi giurò ci sono grandi nomi della cultura e della scienza italiana, e persone che - e a loro dobbiamo essere assolutamente grati - ricordiamo come padri della nostra Costituzione e della nostra democrazia. Il contributo alla storia dell'Italia democratica di molti di loro fu altrettanto determinante di quelli che rifiutarono, perché furono i maestri di una generazione di nuovi antifascisti.
Questo discorso per dire che non possiamo pretendere - soprattutto noi atei, noi laici - che il papa sia come noi o come noi lo vorremmo. Sempre ieri sera ho letto il commento di qualche compagno che ha ricordato le parole dure del cardinale Bergoglio contro i matrimoni gay. Cosa vi aspettavate da un cardinale della chiesa cattolica argentina? Se avesse sostenuto i matrimoni tra le persone omosessuali o il sacerdozio femminile dubito fortemente che sarebbe diventato arcivescovo e poi cardinale e poi papa. Allora smettiamola di giudicare il papa, sia per quello che ha detto e che ha fatto sia per quello che dirà e che farà, secondo i "nostri" criteri di giudizio. Io credo di capire il dramma di una persona omosessuale che crede e quindi si sente esclusa dalla comunità dei fedeli, ma sinceramente è un tema su cui, da non credente, non voglio entrare. Se la chiesa accoglie gli omosessuali sono contento per quelli di loro che credono, ma non è che io divento cattolico; continuerei serenamente a non credere. Su questo, come sugli altri temi di cui si discute, devono decidere i cattolici, devono decidere quelli che fanno parte di quella comunità. Io però da cittadino difendo con altrettanto vigore il principio che tutti gli uomini sono uguali e che quindi tutti hanno gli stessi diritti, compreso quello di avere una famiglia, e quindi nessun prete, nessun rabbino, nessun imam può pretendere che le convinzioni legittime della sua religione diventino quelle dello stato.
Guardando dall'esterno quel mondo complesso che è la chiesa, intesa nel senso più largo possibile, mi pare che l'elezione di questo papa sia un segnale importante. Come ho scritto nell'altra "considerazione", quando una cosa impensabile smette di essere tale significa che anche altre cose impensabili possono diventare possibili. E infatti nessuno ieri si aspettava l'elezione di questo papa, il primo gesuita, il primo sudamericano, il primo a chiamarsi Francesco. Probabilmente il merito storico di Ratzinger non è solo quello di aver abdicato e quindi di aver dato una concretezza "umana" alla funzione papale, ma anche quello di aver contribuito a creare un collegio cardinalizio capace di eleggere un uomo così diverso da lui, come Bergoglio. Nonostante il segreto della Sistina, pare proprio che otto anni fa il cardinale di Buenos Aires avesse già una possibilità più che teorica di diventare papa, ma allora non aveva abbastanza voti. Ho letto che in questi otto anni il collegio cardinalizio è cambiato circa per metà ed evidetemente questa volta la maggioranza richiesta c'è stata. Dal momento che i cardinali li sceglie il papa, qualcosa vorrà dire. Chi crede pensa che ci sia l'azione dello Spirito santo, io - come sapete - allo Spirito santo non ci credo, ma certamente c'è stato un cammino in questi otto anni, che ha portato alla scelta di ieri sera.
Mi hanno colpito molte cose, alcune mi sembra che abbiano un significato più profondo di quello che lascia intendere una prima lettura del messaggio del nuovo papa. Al di là della scelta del nome, ovviamente evocativo, il nuovo pontefice ha sempre riferito a se stesso il solo titolo di vescovo di Roma; non ha ringraziato perché lo hanno eletto papa di tutto il mondo, ma appunto vescovo di Roma. Forse è un modo per dire che quella funzione deve essere ripensata. Il chiedere ai fedeli di pregare per lui è stata una sorta di investitura popolare, anche in questo gesto probabilmente c'è un significato teologico e filosofico più profondo, su cui davvero non voglio addentrarmi. Lascio il tema a chi ne capisce più di me. La cosa importante, anche per noi che della chiesa siamo fuori, è che il solo comparire di quest'uomo sul balcone ha scatenato in quel mondo una grande energia, un entusiasmo, che certaamente era latente e che aspettava una miccia per esplodere. Un po' li invidio, penso che anche in politica servirebbe qualcosa del genere, un'idea nuova capace di catalizzare un tale entusiasmo. Un po' c'era riuscito Obama.
L'elezione del papa polacco, sicuramente al di là delle aspettative di chi lo aveva votato, e anche al di là della sua successiva azione - che pure fu significativa - fu il segno di un cambiamento profondo, che richiese molti anni. Forse l'elezione di un papa sudamericano, di un papa che conosce meglio di altri le differenze tra il nord e il sud del mondo e anche le differenze che ci sono all'interno di ogni società, potrebbe essere un segno che certe idee e certi modelli sociali sono arrivati ormai a fine corsa. Forse, su questo tema, con papa Francesco faremo un pezzo di cammino insieme.

lunedì 11 marzo 2013

"Prèveza" di Kostas Kariotakis


Morte sono i corbacci che s'abbattono
sui muri neri e sulle rosse tegole,
morte le donne che fanno l'amore
come se sminuzzassero cipolle.

Morte le strade sporche, irrilevanti,
coi loro nomi illustri, altisonanti,
e l'oliveto, e il mare attorno, e ancora
il sole, morte in mezzo alle altre morti.

E morte il poliziotto che accartoccia
e pesa una razione "difettosa",
morte i giacinti in fiore sul balcone,
e il professore che legge il giornale.

Distretto, Base, Guarnigione, Prèveza.
La banda ascolteremo di domenica.
Ho pure aperto un libretto di banca,
primo deposito dracme quaranta.

Passeggiando sul molo lentamente
domandi "esisto?" e poi "no, non esisti!".
La nave arriva, in alto la bandiera.
Chissà se porterà il signor Prefetto.

Fra tutte queste persone,
se almeno una morisse di disgusto…
Contriti, silenziosi, compassati,
al funerale ci divertiremo.

domenica 10 marzo 2013

Considerazioni libere (345): a proposito di vaticinii...

A due settimane dalle elezioni, la nebbia si comincia a diradare e le posizioni in campo appaiono decisamente più chiare.
Una delle cose che mi ha colpito di più in questi giorni è stata la tranquillità di quelli che sono stati i veri sconfitti di queste elezioni, il trio Draghi-Lagarde-Merkel. Questa calma è tanto più evidente se la si confronta con l'isterismo che colpì gli stessi personaggi circa un anno fa, all'indomani delle prime elezioni greche, quelle che sancirono la netta sconfitta dei loro rappresentanti locali - l'esile Samaras e il pingue Venizelos - l'imprevisto successo di Syriza e la prevedibile ascesa dei fascisti di Alba dorata. Ricorderete che l'impossibilità di formare un nuovo governo provocò il panico tra le cancellerie europee e le autorità finanziarie internazionali, mentre i grandi giornali disegnavano scenari più o meno apocalittici, paventando la nascita di un governo comunista nel paese di Pericle. Questa paura portò i leader europei - Monti compreso - a scendere direttamente in campo per sostenere i propri "campioni" nel corso della seconda, successiva, campagna elettorale di quella primavera; i cittadini greci furono blanditi o minacciati, a seconda dell'umore e dell'indole dell'interlocutore europeo, e finalmente votarono, seppur di stretta misura, come voleva l'Europa e fu quindi varato il governissimo in salsa tzatziki, che - dopo un anno - ha definitivamente affossato le speranze di quel paese di riprendersi dalla più grave crisi economica dalla fine della seconda guerra mondiale. Il confronto tra la Grecia e la repubblica di Weimar è sempre più frequente, anche perché le milizie di Alba dorata sono diventate ormai una presenza costante delle notti ateniesi.
Di fronte alla cocente sconfitta di Monti, all'impossibilità di formare a breve un governo e alla possibilità - allo stato non remota - di andare tra poco tempo a nuove elezioni, dall'esito non scontato, quelli che un anno fa si stracciavano le vesti, dimostrano una signorile superiorità. Addirittura qualcuno di loro - come il presidente della Goldman Sachs - dimostra un qualche benevolo interesse per il Movimento Cinque stelle. Gatta ci cova: stanno tramando qualcosa. A dire il vero qualcosa negli ultimi giorni è successo. Il presidente Napolitano - l'uomo che ha "inventato" Monti ed è il vero garante delle politiche recessive e ultraliberiste in Italia - ha cominciato a dire, seppur in tono pacato, che la situazione economica italiana richiede responsabilità da parte delle forze politiche e, a stretto giro, un'agenzia di rating - anche se non la più importante - ha declassato l'Italia. Chiaramente stanno lavorando per sostenere la nascita di un nuovo governo "tecnico", a cui Pd e Pdl, dovranno alla fine piegarsi.
La cosa è un po' meno semplice del previsto, almeno per due motivi. Il "colpo" del novembre 2011 - come ho detto più volte - fu salutato come una liberazione dalla metà di questo paese che odia - ricambiata - quello che fino ad allora era il presidente del consiglio. Eravamo così felici di veder sfilare le auto di B. dimissionario, eravamo così ebbri, da non accorgerci del resto. Quando è finita la gioia per esserci liberati - allora pensavamo, sbagliando, per sempre - ci siamo ritrovati Monti, ma ormai era troppo tardi. Ecco, questo gioco di prestigio stavolta è impossibile da ripetere. L'altro problema è che Napolitano sta finalmente per concludere il suo mandato e che, incautamente, ha già detto di non voler essere ricandidato. E' evidentemente un problema sostenere un governo "del presidente", senza il presidente che l'ha voluto. Non credo sia un caso che questa mattina il direttore del Corriere chieda a Napolitano di rimanere, almeno per un po', per garantire appunto questa agognata stabilità. Non so se alla fine si arriverà a questa soluzione. Per altro sarebbe un bel paradosso: mentre il Papa si dimette, al Quirinale sperimenteremmo una sorta di presidenza a vita. Comunque i numeri dicono chiaramente che la pur esigua pattuglia montiana sarà decisiva per eleggere il nuovo presidente della repubblica e c'è da scommettere che lo faranno pesare. Non so quale sarà la soluzione che alla fine troveranno, ma - lo ripeto - la tranquillità europea non fa presumere nulla di buono per questo paese: la Grecia è sempre più vicina.
Incidentalmente tutti questi movimenti rendono ancora più velleitario il pur nobile tentativo di Bersani di trovare una soluzione politica allo stallo. L'impressione è che "colà dove si puote ciò che si vuole" abbiano deciso di far giocare un po' il segretario del Pd, tanto per guadagnare un po' di tempo. E, come obiettivo secondario, per indebolirlo ulteriormente. Nessuno immagina davvero che nascerà questo governo degli otto punti. Ricapitolo qui alcune riflessioni fatte su facebook, dopo aver ascoltato l'intervento di Bersani alla direzione del Pd. Gli otto punti indicati dal segretario sono naturalmente condivisibili, ma ci sono quattro cose che mi hanno lasciato dubbioso. Questi punti potevano essere enunciati con altrettanta chiarezza in campagna elettorale (io ad esempio avrei votato Pd - come ho fatto comunque - facendo un po' meno fatica), anche se il risultato delle elezioni - ne do atto a Bersani - non sarebbe sostanzialmente cambiato. Questi punti quanto rappresentano davvero "tutto" il Pd? Ad esempio Renzi accetta la critica - che peraltro dovrebbe essere ancora più radicale - alle politiche austeritarie e Bindi accetta che siano introdotti i diritti alle persone omosessuali? Questa impostazione sarebbe adesso un po' più credibile - e lo sarebbe stata anche in campagna elettorale - se il Pd non avesse votato tutte le riforme del governo Monti - a partire dalla pessima legge Fornero - accettando quell'impostazione rigorista di cui solo adesso si denunciano i gravi difetti. Come ho detto anche prima, a questo punto sono velleitari, dal momento che disegnano il programma di un governo di legislatura e il prossimo governo evidentemente non lo sarà; o meglio questo governo Bersani neppure nascerà.
Penso quindi che nei prossimi giorni succederà questo: un nuovo presidente della repubblica "montiano" affiderà l'incarico per formare il nuovo governo a uno dei ministri del governo Monti; a seconda di quale sarà lo "scopo" e il termine dello stesso governo, potrebbe essere la sora Cancellieri, se l'obiettivo primario fosse la nuova legge elettorale, o Passera, se invece si darà più peso all'emergenzza economica. Poco cambierà.
Al di là di queste cose credo sia più interessante capire cosa succederà nel panorama politico. Credo che queste elezioni abbiano segnato la fine del bipolarismo che ha caratterizzato la cosiddetta "seconda repubblica" - non tanto perché è nato il Movimento Cinque stelle, che francamente è difficile capire cosa diventerà e anche se continuerà a esistere - ma perché è difficile immaginare che Pd e Pdl continueranno per molto tempo a essere quello che sono adesso. Sappiamo che il Pdl cambierà soltanto quando morirà B.: ne abbiamo avuto l'ennesima prova nel corso di questa campagna elettorale. Dobbiamo rassegnarci ad aspettare, anche perché i tentativi, lodevoli - per quanto affannosi e affannati - di una parte della magistratura per farlo condannare e quindi impedirgli di ricoprire cariche pubbliche finiscono soltanto per esaltarlo nella fantasia malata dei suoi elettori. Il bipolarismo è nato con lui e morirà con lui. Morto B. anche il Pd non avrà più ragione di esistere. E nasceranno di nuovo due partiti: uno socialista - che naturalmente non sarà più guidato da Bersani - in cui ci ritroveranno una parte di quelli che adesso votano Pd, quelli che votano Sel, noi "sinistri" sparsi (se posso esprimere una preferenza preferirei che lo guidasse Camusso piuttosto che Barca, come paiono credere i bene informati); e uno liberaldemocratico guidato da Renzi. Era innaturale che tutti noi stessimo nello stesso partito e infatti tutti non siamo mai riusciti a starci. Mi pare che le mosse del sindaco di Firenze vadano ormai in questa direzione. Spero di avere ragione e di non aver previsto soltanto quello che desiderei io. Come noto, scambiare i desideri con la realtà è uno dei maggior pericoli di quelli che fanno i pronostici.

sabato 9 marzo 2013

"Aspettando i barbari" di Costantino Kavafis


Che cosa aspettiamo così riuniti sulla piazza?
Stanno per arrivare i barbari oggi.

Perché un tale marasma al senato? Perché i senatori restano senza legiferare?
E' che i barbari arrivano oggi. Che leggi voterebbero i senatori? Quando verranno, i barbari faranno la legge.

Perché il nostro imperatore, levatosi sin dall'aurora, siede su un baldacchino alle porte della città, solenne e con la corona in testa?
E' che i barbari arrivano oggi. L'imperatore si appresta a ricevere il loro capo. Egli ha perfino fatto preparare una pergamena che gli concede appellazioni onorifiche e titoli.

Perché i nostri due consoli e i nostri pretori sfoggiano la loro rossa toga ricamata? Perché si adornano di braccialetti d'ametista e di anelli scintillanti di brillanti? Perché portano i loro bastoni preziosi e finemente cesellati?
E' che i barbari arrivano oggi e questi oggetti costosi abbagliano i barbari.

Perché i nostri abili retori non perorano con la loro consueta eloquenza?
E' che i barbari arrivano oggi. Loro non apprezzano le belle frasi né i lunghi discorsi.

E perché, all'improvviso, questa inquietudine e questo sconvolgimento? Come sono divenuti gravi i volti! Perché le strade e le piazze si svuotano così in fretta e perché rientrano tutti a casa con un'aria così triste?
E' che è scesa la notte e i barbari non arrivano. E della gente è venuta dalle frontiere dicendo che non ci sono affatto barbari.

E ora, che sarà di noi senza barbari? Loro erano comunque una soluzione.

Considerazioni libere (344): a proposito di rappresentanti e rappresentati...

Per affrontare questa "considerazione" debbo necessariamente partire dalla mia esperienza personale. I lettori di questo blog credo ormai sappiano che per molti anni ho fatto politica; i più "vecchi" di loro probabilmente ricordano che ho fatto l'assessore nel mio piccolo Comune, Granarolo dell'Emilia, alle porte di Bologna. Ne ho parlato - tra le altre - in questa "considerazione", in cui ho raccontato una delle cose che ho fatto di cui sono più fiero.
Oggi vorrei raccontarvi del modo in cui sono diventato assessore. Era la fine dell'89 e c'era ancora il Pci: nella primavera successiva si doveva votare per il rinnovo del consiglio comunale e i compagni di Granarolo decisero che era il momento di avviare una fase di radicale rinnovamento. Scelsero alcune persone - io ero il più giovane, nel '90 avevo vent'anni - per dare gambe a questo progetto. Sostanzialmente la scelta delle persone avvenne seguendo due criteri: i giovani dovevano appartenere a famiglie "conosciute", di vecchi compagni, e dovevano essere laureandi o laureati. Nessuno di questi due criteri era esplicitato, ma ripensandoci erano gli unici elementi che ci legavano. Erano criteri giusti per scegliere degli amministratori? Francamente non lo so, ma a quella generazione di compagni, fatta per lo più di operai e di contadini, che fino allora aveva ben amministrato il Comune sembrava la naturale prosecuzione di un percorso che per molti era quello delle loro famiglie. Io sono il primo Billi ad avere avuto l'opportunità di laurearsi, mentre mio nonno e mio padre sono cresciuti in campagna, in una famiglia contadina, avendo solo la possibilità di imparare a leggere e scrivere. E questa era un'esperienza comune per quelle famiglie. Insomma a questa generazione sembrava giusto che i nuovi, destinati a sostituirli, fossero più preparati, per quanto sempre "fedeli" alla linea. Probabilmente era una visione un po' ingenua, ma credo abbia dato risultati migliori di altri sistemi di selezione di gruppi dirigenti.
Ci candidarono e ci elessero. Vale la pena di ricordare che allora non c'era l'elezione diretta del sindaco e c'erano ancora le preferenze multiple. Il partito aveva preparato i biglietti con le "quartine" di nomi: in tutti i biglietti c'era il nome del capolista, ossia di quello che avremmo dovuto poi eleggere sindaco in consiglio; alcuni che avevano già fatto i consiglieri e il segretario del partito avevano qualche preferenza in più - e questo a noi sembrava naturale; poi c'eravamo noi "nuovi" con un po' preferenze e infine quelli che sapevano che non sarebbero entrati, se non per surroga nel corso del mandato. In questo sistema non c'era abbastanza democrazia? Forse, ma vorrei ricordare che queste "graduatorie" non erano definite da poche persone, ma in un percorso che coinvolgeva diversi compagni, persone autorevoli a cui gli altri delegavano con fiducia questo compito. Non erano certo le primarie, ma non era un percorso meno partecipato e comunque era molto legittimato e di conseguenza legittimante. Un'altra nota per i più giovani: la campagna elettorale la facevamo tutti insieme, nessuno di noi avrebbe potuto fare dei biglietti personali, con la propria singola preferenza; anzi se qualcuno lo avesse fatto, sarebbe stato giudicato molto negativamente. Forse questa rigidità vi può ricordare il Movimento Cinque stelle, ma era semplicemente il Pci di un piccolo Comune emiliano all'inizio degli anni novanta.
Fummo eletti, chi ci votò lo fece perché votava prima di tutto il partito e certamente chi ci diede la preferenza lo fece anche perché aveva stima dei nostri genitori, una stima che si erano guadagnati lavorando nel corso degli anni. Non mi vergogno a dire che ho cominciato a far politica perché "figlio di", anche se questo ha un significato molto diverso - come spero di essere riuscito a spiegare - da quello che ha assunto adesso questa espressione. Alcuni di noi furono nominati assessori, in una giunta monocolore, senza avere alcuna esperienza amministrativa. Non fu semplice; ci volle tempo - direi diversi mesi - per cominciare a prendere dimestichezza con la struttura amministrativa, che tra l'altro in quegli anni stava cambiando in maniera radicale, per l'introduzione di alcune leggi di riforma degli enti locali. E poi quelli furono anni complessi anche per la politica, con la fine del Pci e la nascita del Pds; di questo ho parlato in qualche altra "considerazione". La presenza di un sindaco e di alcuni assessori già esperti, che avevano già svolto quegli incarichi nel mandato precedente, attutì comunque un po' l'impatto, che certamente ci fu. Imparammo, più o meno bene; l'attuale sindaco di Granarolo - una donna che ha guidato con autorevolezza il Comune in questi ultimi anni, diventando un punto di riferimento anche per amministratori di altri Comuni - è una di quelle che cominciò con me nel '90.
Una breve parentesi. Alle elezioni successive il partito decise che avrei fatto il consigliere, ma non più l'assessore. Io mi rammaricai; pensavo di aver fatto bene e infatti ottenni un buon risultato in termini di preferenze, che stavolta mi ero "guadagnato". I compagni presero questa decisione perché pensavano - probabilmente con cognizione di causa - che la politica mi stesse allontanando troppo dall'obiettivo di laurearmi. Gliene sono ancora grato.
Ho raccontato questa storia perché le ultime elezioni hanno portato in parlamento, grazie al Movimento Cinque stelle, un gruppo consistente di deputati e di senatori, radicalmente diverso e nuovo rispetto a quelli che c'erano prima: l'età media dei deputati è di 32 anni; quasi un terzo di loro è ventenne e nessuno - mi pare - ha più di 40 anni. Le donne sono il 35% dei deputati e quasi il 50% dei senatori. Più dell'80% sono laureati, o laureandi. Si tratta indubbiamente di un elemento fortemente positivo: per molti di loro quando si parlerà della condizione dei precari o della difficoltà di costruire una famiglia non sarà un sentito dire, un racconto fiabesco, ma un'esperienza concreta, vissuta sulla propria pelle. Il mio timore è che non saranno messi nelle condizioni di imparare, perché questa legislatura è destinata a finire presto.
C'è un altro aspetto però su cui vorrei soffermarmi. Questi "nuovi" giovani italiani, diventati in maniera un po' casuale deputati e senatori - non è detto che questa casualità non sia un modo altrettanto efficace di selezionare una classe dirigente, senz'altro pare offra risultati migliori dai meccanismi di cooptazione utilizzati in questi ultimi anni da tutti i partiti, Pd compreso - non so quanto rappresentino davvero i loro elettori. Credo sia questo il vero problema. Chi ha votato il Movimento Cinque stelle più o meno consapevolmente o chi ha semplicemente scelto Grillo perché è diverso da tutti gli altri fa parte di un elettorato molto ampio dal punto di vista numerico - come abbiamo visto con sorpresa lunedì sera - ma anche molto articolato da un punto di vista politico, culturale, sociale, anagrafico, professionale. Ho letto in questi giorni analisi assai interessanti che spiegano come il Movimento abbia raccolto, ad esempio in Veneto, una parte consistente del voto leghista - con le caratteristiche che abbiamo imparato a conoscere in questi anni - e in Piemonte invece un voto prevalentemente di sinistra, anche in polemica con la scelta delle amministrazioni di centrosinistra di quella regione, di andare avanti, nonostante tutto, con il progetto della Tav. Gli eletti Cinque stelle sono profondamente diversi dai loro elettori, o almeno ne rappresentano soltanto una parte. Non sarà semplice per loro rappresentare umori, istanze, anche semplici proteste di tutto questo popolo, coaugulatosi intorno a Grillo. E naturalmente - nonostante forse sia questa l'idea di Casaleggio - non potrà essere la rete lo strumento per tenere unito questo insieme magmatico, perché se è vero che questi eletti hanno dimestichezza con questi strumenti non è altrettanto vero per una parte consistente dei loro elettori, che infatti sono stati convinti attraverso strumenti di propaganda ben più tradizionali, come i comizi in piazza o la non-presenza del leader in televisione.
Torno alla mia esperienza personale, che credo comune anche ad altri che hanno fatto politica, in altri tempi, altri contesti e naturalmente altri partiti. Devi sentirti rappresentante di qualcuno e questi devono sentirsi rappresentati da te. Se non c'è questo legame forte il tuo ruolo perde senso. Il partito serviva a svolgere questa mediazione, spesso attraverso discussioni noiose, serate faticose passate nelle sezioni, incontri dalle modalità troppo liturgiche. Eppure anche questo era parte di quel percorso di formazione di cui ho cercato di parlare prima e che è un elemento essenziale di crescita politica e civile. Un percorso che è diventato purtroppo sempre più evanescente. La politica è diventata radicalmente altro: troppo spesso l'eletto si è considerato - e si considera - come il fortunato che ha vinto alla lotteria e che, una volta raggiunta la sua posizione, dedica tutto il suo impegno a pensare come sfruttarla al meglio. In tante parti d'Italia la politica probabilmente non è mai stata quella che io ho avuto la fortuna di conoscere e a cui ho cercato di dare un contributo e i partiti sono stati soltanto gli strumenti per far crescere e consolidare delle carriere e per far arricchire alcuni, che in altro modo non ci sarebbero mai riusciti. I casi sono perfino troppo noti per tornarci sopra. L'aumento del numero di astenuti e il successo di Grillo sono una risposta a questo modo di intendere i partiti. Nonostante il discredito di cui oggi i partiti godono - meritatamente - credo però che sia impossibile riattivare questi meccanismi di partecipazione politica senza i partiti, In questa contraddizione ci stiammo avvitando.

lunedì 4 marzo 2013

"Uomo, tuo malgrado" di Odisseas Elitis


Uomo, tuo malgrado
malvagio - per poco non è altra la tua sorte.
Se almeno davanti a un fiore sapessi
comportarti
giustamente, avresti tutto. Perché dal poco,
anche dall'uno talvolta - come nell'amore -
conosciamo il resto. Ma la folla resta
solo sulla superficie delle cose
tutto vuole e prende e non le rimane nulla.
E' già arrivato il pomeriggio
Sereno come a Mitilene o in un quadro
di Theofilos, fin là a Eze, a Cap-Estel,
insenature dove il vento assesta bracciate
una tale trasparenza
che tocchi le montagne e continui a vedere l'uomo
che era passato ore prima
indifferente e che ormai dev'essere arrivato.
Dico: sì, devono essere arrivati
al loro termine la guerra e il Tiranno nella sua caduta
e la paura dell'amore davanti alla donna nuda.
Sono arrivati, sono arrivati e solo noi non vediamo
a tentoni ci scontriamo di continuo con i nostri fantasmi.
Angelo tu che voli qui intorno
sofferente e invisibile, prendimi per mano
sono dorate le trappole degli uomini
ed io non posso che restare con quelli di fuori.
Perché anche l'Invisibile lo sento presente
l'unico che io chiami Principe, quando
la casa tranquillamente
ancorata nel tramonto
manda bagliori
e come in un assalto un pensiero
s'impone d’un tratto mentre altrove andavamo.

domenica 3 marzo 2013

"Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza" di Stefano Benni


Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza
L'umile, il non visto, il fioco, il silenzioso
Perché quando saranno passati amori e battaglie
Nell'ultimo camminare, nella spoglia stanza

Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara
Ma braci, un sorso d'acqua, una parola sussurrata, una nota
Il poco, il meno, il non abbastanza

venerdì 1 marzo 2013

Considerazioni libere (343): a proposito di una donna che lavora e degli uomini che la guardano...

Una breve nota a margine su un episodio minore di questa campagna elettorale, un episodio che però racconta molto di questo paese. Come noto, alla fine di una manifestazione all'interno della sede di una grande azienda che si occupa di energie alternative, la Green Power, B. ha pesantemente offeso una dipendente, Angela Bruno, con alcune battute a sfondo sessuale, tra i sorrisi compiaciuti del proprietario e dei manager dell'azienda che erano con lui sul palco e la sostanziale indifferenza del pubblico, formato dai dipendenti della stessa azienda, "liberamente" intervenuti al comizio del vecchio politico italiano.
Nei giorni successivi si è molto parlato di questo episodio. In molti hanno apertamente criticato quelle battute, denunciandone il maschilismo; nessuno di quelli che hanno stigmatizzato il comportamento di B. lo avrebbe comunque votato e quindi queste battute non gli hanno fatto perdere nessun voto, se non quello della signora Bruno, che forse era un elettrice del centrodestra. Molti - naturalmente senza dirlo in maniera esplicita - hanno invece molto apprezzato le battute del vecchio politico, perché il maschilismo è uno dei "valori" della destra italiana. E' un atteggiamento mentale che è proprio dei maschi, ma che riguarda anche un certo numero di donne, come ha raccontato con impareggiabile maestria Ettore Scola nel film Una giornata particolare: la popolana interpretata da Sophia Loren è fascista proprio perché il Duce è simbolo virile del maschilismo italiano. Al netto quindi del voto perso di Angela Bruno, le battute di B. hanno avuto un ritorno positivo sul suo elettorato e hanno contribuito, tra le altre cose, al suo risultato elettorale.
In questa "considerazione" però non mi interessa tanto l'atteggiamento di B. quanto un aspetto che mi pare sia passato sotto traccia. Perché Angela Bruno era stata chiamata sul palco? Svolgeva un ruolo preciso? Doveva illustrare qualche importante novità sul tema delle nuove energie? No, è stata invitata sul palco soltanto perché è una bella donna e, come tale, è stata "esibita" dall'azienda davanti all'ospite illustre. Immagino che qualche responsabile dell'azienda abbia valutato quale delle dipendendi fosse più "adatta" alla bisogna e qualcun altro si sia raccomandato affinché Angela fosse vestita bene e si fosse sistemata i capelli, prima della manifestazione. Forse la stessa "funzione" è stata svolta da Angela e da qualche altra sua collega in occasione della visita di qualche cliente importante. Alcuni hanno criticato Angela per non essere riuscita immediatamente a reagire di fronte alle offese di B.; oggettivamente non era facile in quel momento. Ma probabilmente non le sarebbe neppure stato possibile rifiutarsi di fare quella "esibizione": forse ci sarebbero state delle conseguenze, come delle conseguenze ci sono state dopo che Angela ha giustamente criticato le allusioni di B., mettendo in "imbarazzo" la sua azienda. Se Angela si fosse rifiutata di fare la "valletta" o addirittura se avesse immeditamente risposto alle offese, sarebbe stata accusata di essere una "femminista", una "comunista", una "rompicoglioni", come succede alle donne che rispondono a tono alle allusioni dei loro colleghi e dei loro superiori; e se non rispondono possono dare l'impressione di accettare queste allusioni o anche di gradirle. Non è facile per le donne tenere una posizione di fronte a queste provocazioni. Naturalmente è un problema prima di tutto di noi maschi, del modo in cui consideriamo le nostre colleghe. E cominciamo a chiamare le cose con il loro nome: questa esibizione delle donne è una forma - forse più lieve, ma non meno volgare - di prostituzione e il padrone della Green Power e i manager che l'hanno organizzata sono dei "magnaccia".
Mi scuso con le lettrici di questo blog, non voglio in alcun modo offendere Angela o le donne che ogni giorno nelle aziende e nei loro luoghi di lavoro sono valutate più per come sono che per quello che valgono, più per lo loro aspetto che per le loro idee. Io non penso che nell'atteggiamento di queste donne, che ogni giorno faticano per svolgere il loro lavoro, ci sia alcunché di negativo o che il loro modo di comportarsi possa dare adito a dubbi. Il problema è nelle teste degli uomini che le guardano e che in genere hanno funzioni più importanti delle loro, senza averne i meriti.
Quante volte ci è capitato di andare a un convegno e di trovare in sala delle belle ragazze che fanno le hostess e la cui unica funzione è quella di indicare dove si trova la segreteria, funzione che potrebbe essere assolta con la stessa efficacia da un cartello? O che portano l'acqua agli oratori? Lo stesso lavoro non lo potrebbe fare un maschio disoccupato. Perché sono sempre donne? E sempre giovani e sempre carine?

Ecco arrabbiamoci pure con B. per le sue battute, però dobbiamo combattere prima di tutto le persone come il proprietario della Green Power e quei manager - tutti maschi ovviamente - che hanno fatto sì che ad Angela capitasse questa brutta avventura. Non lo merita lei e non lo meritano le donne che lavorano.