mercoledì 25 novembre 2009

Considerazioni libere (32): a proposito di politica e di internet...

Alla fine di agosto dell'anno scorso mi sono iscritto alla mailing list dell'allora candidato alla presidenza degli Stati Uniti Barack Obama. Per tutta la durata della campagna elettorale ho ricevuto una mail al giorno, in cui mi si chiedeva di votare e di far votare; sono stato costantemente aggiornato sui movimenti del candidato, di sua moglie, di Joe Biden e sulle proposte del programma elettorale e naturalmente ogni mail si chiudeva con la richiesta di un contributo economico per finanziare la campagna. Ammetto che non sempre capivo quello che c'era scritto, ma comunque cercavo di tenere in esercizio il mio pessimo inglese.
Dopo che abbiamo vinto le elezioni - effettivamente a quel punto mi sentivo pienamente coinvolto nella campagna di Obama e quindi posso dire di averle vinto anch'io, almeno quelle - le mail sono regolarmente continuate. Mi hanno proposto di acquistare i gadget della vittoria - alcuni erano davvero di pessimo gusto - e anche il biglietto per assistere alla cerimonia del giuramento. Non ho acquistato i gadget e la cerimonia l'ho vista, come tutti voi, in televisione. Praticamente con la stessa regolarità - sono rari i giorni in cui non ricevo una mail - vengo informato di quello che fa il Presidente, ricevo i video dei suoi interventi più significativi, mi vengono spiegate le proposte di legge. Mi è stato chiesto di telefonare o scrivere ai deputati più ostili alla riforma sanitaria e di continuare a tenermi in contatto con i volontari della campagna. Continuano a chiedermi, alla fine di ogni mail, un contributo economico, non ho capito se per pagare i conti della campagna passata o in vista della prossima.
Non voglio entrare qui nel merito dei risultati del primo anno della presidenza di Obama, su quegli obiettivi che ritengo raggiunti e sulle inevitabili delusioni, che seguono in genere a grandi illusioni. Nel corso degli anni mi sono iscritto a diverse mailing list di candidati e in genere le comunicazioni si sono interrotte dopo i primi generici appelli al voto. Anche dove si è fatto meglio, penso alla comunicazione attraverso internet del candidato sindaco Sergio Cofferati - parlo in questo caso con qualche cognizione di causa, pur essendomi occupato di aspetti più legati all'hardware di quella bella campagna elettorale - la comunicazione si è bruscamente interrotta il giorno dopo le elezioni. E questo è stato, a mio avviso, una delle cause delle difficoltà che sono seguite - ma questa è, ancora una volta, un'altra storia. In genere in Italia i siti dei candidati rimangono penosamente fermi al giorno precedente le elezioni. Anche la comunicazione istituzionale - penso ad esempio alla newsletter settimanale della presidenza del consiglio - è spesso noiosa e comunque mai richiede un'azione attiva da parte del cittadino elettore.
Si è molto discusso sulla novità della campagna elettorale di Obama, sulla sua capacità di usare la rete. Poche settimane dopo le elezioni americane, ho letto un articolo di "Time" - e meglio me lo sono fatto leggere da Zaira - in cui si spiegava che la campagna elettorale di Obama non era stata fatta principalmente attraverso internet, come si favoleggiava qui in Italia, ma si era basata proprio sugli strumenti più tradizionali, i volantinaggi casa per casa, gli incontri, la rete dei volontari. Forse qualche nostro politico, anche della mia parte, dovrebbe capire che certo è importante il contenitore, ma è sempre più importante il contenuto.

1 commento:

  1. Per onestà, devo fare una piccola rettifica a questa mia "considerazione": il sen. Walter Vitali aggiorna con assiduità il suo blog, con cui informa i suoi elettori di quello che fa in Parlamento. Una bella eccezione.

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