sabato 10 luglio 2010

da "Storia dell'assedio di Lisbona" di Josè Saramago

Tuttavia, hanno detto, scagli la prima pietra chi è senza peccato. In realtà, è molto facile accusare, Mogueime mente, Moguieime ha mentito, ma noi, qui, superbamente istruiti sulle menzogne e sulle verità degli ultimi venti secoli, con la psicologia a cesellare gli animi, e la mal tradotta psicanalisi, più tutto il resto per la cui sola enunciazione ci vorrebbero cinquanta pagine, non dovremmo sollevare sulla punta di una spada intransigente i difetti altrui, se tanto indulgenti solitamente siamo con i nostri, e la prova è che non si ricorda nessuno che, giudice severo e radicale degli atti commessi, abbia spinto l'esecutorio coraggio al limite di linciare addirittura se stesso. Del resto, tornando al passo evangelico, ci è lecito dubitare che il mondo fosse a quel tempo tanto incancrenito di vizi che per salvarsi avesse bisogno del figlio di un Dio, visto che l'episodio dell'adultera ci dimostra proprio che le cose non andavano poi così male laggiù in Palestina, mentre adesso invece vanno malissimo, notate come in quel lontano giorno neanche una pietra fu lanciata contro la sventurata donna, era bastato che Gesù avesse pronunciato le fatali parole che subito si erano ritratte le mani aggressive, di tal maniera dichiarando, confessando e persino proclamando i loro padroni che sissignore, sì che aveva ragione lui, peccaminose erano. Insomma, un popolo che è stato capace di riconoscersi colpevole pubblicamente, anche se in modo implicito, non dovrebbe essere del tutto perduto, dovrebbe avere ancora dentro di sé intatto un principio di bontà, autorizzandoci quindi a concludere, con minimo rischio di errore, che dev'esserci stata una certa precipitazione nella venuta del Salvatore. Mentre oggi sì che ne varrebbe la pena, perché non soltanto i corrotti perseverano nel cammino della loro corruzione, ma sta anche diventando ogni giorno più difficile trovare ragioni per interrompere un linciaggio già cominciato.

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